Vi avevo lasciati, alla fine della prima parte, con un negozio di Lego che ho trovato in uno dei mercati più famosi di San Pietroburgo, Aprashka, dove ho potuto comprare nientemeno che una pistola Lego russa, marcata "Miglior Sparatore". Bene, prima di continuare con il resto del racconto voglio farvi vedere anche un altro acquisto, che però non posso montare perché è un regalo per un bambino. È il camion Lego russo porta missili nucleari (di marca sconosciuta anche fra le marche di lego tarocco).



Notate l'ignoranza dei personaggi, sia quelli sopra che questi sotto.


Bene, adesso posso andare avanti col racconto. La città ha un'offerta di musei veramente immensa, noi, con il poco tempo a disposizione, ne abbiamo dovuti selezionare solo alcuni. Per questo, dopo l'Hermitage, abbiamo pensato che il museo migliore da vedere fosse quello dei cosmonauti e della tecnologia missilistica. È situato all'interno della Fortezza di Pietro e Paolo, e trovarlo non sarà facile perché non c'è nemmeno un'indicazione in inglese. Ma è coerente, perché poi dentro al museo le spiegazioni in inglese sono praticamente inesistenti. Ci affidiamo all'intuito, anche perché in molti casi è veramente semplice capire cosa, o chi, abbiamo davanti. Per esempio, nella foto che vedete qui sotto c'è il modulo che ha portato nello spazio Laika, con dentro un sosia di Laika, che è un vero cane imbalsamato e nemmeno così bene.


Te lo trovi davanti e non ti viene da chiederti come abbiano fatto a mandare un cane nello spazio, ma perché hanno usato un cane imbalsamato per il museo. 


Anche perché poco più avanti c'è la scimmia spaziale, e in questo caso hanno usato un peluche.


Nemmeno di quelli belli, pare comprato ad Aprashka. Questi non sono gli unici animali spediti nel cosmo dai sovietici, è toccato anche a un gatto, a una tartaruga, a un coniglio, a due calabroni e a una lucertola. Questi almeno sono quelli che si vedono nelle foto (che vi risparmio), poi chissà cos'altro ci hanno spedito. Di sicuro delle scatolette, che staranno ancora orbitando intorno al pianeta insieme al resto dei rottami spaziali.


Chissà se c'è anche del caviale lì nel mezzo. Questa specie di bidone del latte che vedete qui sotto invece è il pezzo della Soyuz che rientrava con il cosmonauta. Non so dirvi di quale Souyz si tratti, non c'era una parola di inglese e non sono abbastanza esperto, so solo che è piccolissimo, cosi tanto da pensare sia impossibile possa starci dentro un cristiano.


Questo è l'abitacolo, il sedile pare la culla di un bambino, infatti i cosmonauti erano tutti minuscoli, il più alto era un metro e 63. Una delle poche cose che sono certo di aver capito, perché sono numeri scritti sul muro accanto alla tuta spaziale.


Fra le tante opportunità che il museo della cosmonautica sovietica mi ha dato c’è stata anche quella di volare nello spazio insieme a questo signore coi baffi, simpaticissimo, che mi ha detto un sacco di cose sulle stelle, tipo che sono palle di fuoco che noi vediamo accese ma che in realtà potrebbero anche essere già spente, solo che la luce ci mette un po’ ad arrivare perché son parecchio lontane, nonostante viaggi come una fucilata. Poi mi ha detto che loro sono stati per primi nello spazio e che se si immaginavano che dopo 50 anni sarebbero arrivati dei fenomeni a dire che la terra è piatta facevano a meno di andarci, perché non è che si possano spendere quattrini per levare il sangue dalle rape.
Però dice che comunque è stato bello andarci per primi, anche se poi son nati questi stronzi complottisti che pretenderebbero pure di essere ascoltati, perché c’è la democrazia. Come se fosse stata fatta per dare un’opportunità ai cazzoni.


Dopo tutta questa cultura meglio cercare un po' di svago, è il momento di Udelnaya, il mercato delle pulci più importante di San Pietroburgo, e probabilmente di tutta la Russia. Si trova nella zona nord della città, nel piazzale del parcheggio dei treni, ed è veramente immenso. Centinaia di banchi dove si vende di tutto, dal memorabilia del comunismo ai film porno. Ho fatto un bel po' di foto anche correndo notevoli rischi, ma non potevo non farle, documentare posti del genere è troppo importante. Qui di seguito il meglio di quello che ho visto.

La prima parte del mercato che si incontra arrivando dalla stazione della metro è quella più povera, sono persone che vendono le piccole cose che hanno in casa, senza banco, stendono un telo per terra e ci appoggiano la roba sopra. La particolarità di questa parte di mercato è che si tiene sopra a una enorme lastra di ghiaccio, ci cammini strisciando il passo, è come essere su una specie di pattinodromo in mezzo agli alberi.


La signora si è trasformata in espositore per la sua stessa merce, dato che mettendo tutto per terra si vede male. Piccole e preziose regole del commercio che solo gli esercenti conoscono.



Miscellanea di ogni tipo, in mezzo alla quale spicca un sontuoso film porno.



Panciere, cavigliere e calzini in pelo di cammello.



L'apicoltore (quassù mangiano tantissimo miele) vende anche telefonini.


Rigorosamente di prima generazione.


Alcuni si organizzano diversamente e costruiscono dei banchi con la neve, sui quali espongono la merce. In questo caso utensili e pieni per tornitura.


Le quantità di mezzi busti sulle icone politiche si sprecano, qui possiamo vedere in serie Lenin, Fidel, Zukov affiancati sulla sinistra da una serie di madonne, tutti supervisionati dall'alto dallo sguardo di Mourinho.


Su un'altro banco Putin versione judo medita in mezzo ai grandi del comunismo.


Maschere antigas e bollitori.


Maccarelli, pattini e calzature.


Alcuni hanno dei box con dentro le cose in vendita, ma sono talmente pieni che è impossibile cercare.


Molti, moltissimi i dischi in vendita. La carabina indica la direzione da prendere per trovarli.


È assolutamente vera, e non è nemmeno l'unica. Ogni tanto sui banchi, insieme alle cose più disparate, appaiono fucili di diversi tipi. Qui ce n'è uno che viene via per una cinquantina di euro.


Tris di moschetti con calcio di riserva.


E, gran finale, poker di Kalashnikov.


In tutto questo le pistole lancia razzi appaiono come giocattoli. Notate il filo di nylon per le presse del fieno che le tiene legate al bancone, perché la sicurezza viene prima di ogni cosa.


Un vecchio camioncino di latta per giocare a deportati e gulag.


Lo scarpone di Che Guevara, per rivoluzionare la montagna.


Se poi volete tenervi in forma c'è un'intera palestra direttamente dagli anni '30


Unica bancarella al chiuso è il sexy shop, con un'infinita videoteca di film porno russi in dvd.


E il momento di andarsene, consapevoli di non aver visto tutto, le cose in vendita sono un'infinità, e quello che avete visto in questa carrellata è solo un piccolo assaggio. Udelnaya è in assoluto il mercatino più incredibile che abbia mai visto, tappa obbligatoria per chiunque visiti la città.


La seconda puntata del mio reportage a San Pietroburgo finisce qui, vi lascio con una Lada Samara abbandonata in centro e cannibalizzata, con tanto di graffito e adesivo dell'Adidas, auto tipica dei Gopnik insieme alla Ziguli, che spesso fanno sentire la loro presenza anche se questa città non è esattamente il loro habitat. A presto per la terza e ultima puntata, dove vi parlerò del museo della zoologia, delle fermate della metro e dei meravigliosi prodotti reperibili nei negozi di alimentari. Se per caso vi foste persi la prima e vi interessasse leggerla la potete trovare qui.







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