Finalmente è successo, sono andato in Russia. La mia meta è stata San Pietroburgo, dove ho soggiornato per 5 giorni. Una città enorme, bellissima, con un retaggio storico immenso e un'offerta culturale infinita. Non è certo la patria dei gopnik, che rendono la Russia famosa su internet, ma vi assicuro che c'è comunque moltissimo da raccontare. Siamo nella vecchia capitale degli Zar, dove iniziò la rivoluzione che ribaltò la loro monarchia e dove poi, quando ancora si chiamava Leningrado, è nato il nuovo zar, al secolo Vladimir Putin, che proprio mentre ero lì ha ricevuto il suo quarto mandato con percentuali bulgare.

Il periodo che abbiamo scelto per andare non è certo il più consigliato per visitare le città, a marzo la primavera è ancora un miraggio, le temperature non superano mai lo zero e i marciapiedi sono spesso ghiacciati, ma tutto questo non è un problema, sono organizzati per affrontare queste situazioni, l'unica cosa dalla quale non ci si può salvare se stai all'aperto è il vento. Tira il Blizzard, un vento di merda che ti impedisce di esporre in qualsiasi modo la pelle al suo soffiare. Per fortuna che ci ha degnati poco della sua presenza, e comunque è sempre meglio che girare con l'afa.

Arriviamo all'aeroporto a metà pomeriggio e chiamiamo Uber per andare in città. In Russia è usatissimo, e per poterne usufruire anche da turista basta prendere una scheda telefonica russa che si compra direttamente in aeroporto, 4 euro 5 gb di traffico e via la paura. La scheda è attiva immediatamente ed è una manna dal cielo, date le difficoltà con la lingua. Cartelli stradali e persone parlano lo stesso livello di inglese: nessuno, per questo Google Maps e il traduttore automatico sono fondamentali.
Devo questa scoperta a Enrico, lettore di Darwinite che abitava a un passo da casa mia e che adesso vive e lavora nell'Est Europa e mi ha dato una serie di dritte fondamentali per sfruttare al meglio il mio tempo a disposizione.

Il nostro autista arriva, è un taxi normale che si appoggia al servizio senza troppi problemi. Qui in Russia tutti la parola d'ordine è ARROTONDARE, e uno dei migliori modi è fare il taxi abusivo. Se per strada metti il braccio per fermarne uno si fermano anche dieci macchine normali con le quali contratti i prezzi per i tragitti sul momento, per questo è meglio usare Uber, sia per i clienti che per i tassisti.
L'autista parte alla volta della città, finalmente siamo nel traffico russo, temuto e rinomato in tutto il mondo. Nevica e viaggiamo ben più forte di quello che normalmente si pensa possa essere una velocità adeguata al fondo stradale scivoloso, cinture di nemmeno a parlarne e via verso l'albergo. Tutto sembra essere coerente allo stereotipo, soprattutto quando su un attraversamento pedonale per poco non mette sotto una donna, che ci guarda con lo sguardo di chi sta per tirare fuori una pistola. compreso noi passeggeri che non ci entriamo niente. Si riparte e sfrecciamo davanti a lui, che sembra avere il cappotto spostato dal vento della nostra macchina.


Riesco a fotografarlo di striscio, perché troppo intento a guardare la morte in viso. Arriviamo e ci accomodiamo in albergo, nei giorni seguenti scopriremo che il primo autista di Uber, al quale abbiamo assegnato, ovviamente, la miglior recensione possibile con tanto di specifica di "autista professionale", era in realtà un'anomalia. I Russi, almeno a San Pietroburgo, si fermano per far passare i pedoni sulle strisce e guidano normalmente, mettendosi anche le cinture. Almeno gli altri che abbiamo incontrato erano così, poi capita spesso di sentir spalancare qualche tamarro col BMW con lo scarico aperto e la minigonna, ma almeno non sono autisti di Uber. Peccato solo non poterci parlare, son certo che avrebbero molto da raccontare, ma purtroppo l'inglese proprio non lo parlano. Io, che parlo giusto quello per non morire di fame, a confronto sono un madrelingua.

Bene, è il momento di uscire per vedere questa città, è già buio e ci facciamo un pezzo a piedi fino alla Neva, che è completamente ghiacciata, e illuminata dalle luci della città sembra più il suolo lunare che un fiume.


Il giorno dopo tocca al Palazzo d'Inverno, che oggi è l'Hermitage, uno dei più importanti musei del mondo. Al suo interno troppe cose per poterne parlare in un post come quello che sto scrivendo, per questo vi mostro solo due o tre cazzate.

Appena arrivato ho riconosciuto una statua e non ho perso l'occasione per replicare uno scatto incluso in un vecchio Fotobrodo.


In un quadro è raffigurato un Gesù con i chiari sintomi di un'encefalite da danno vaccinale, a testimonianza che questi fanno male da sempre.


La prima delle due donne sulla sinistra sta facendo chiaramente il verso a Gesù mentre muore, e questo non è per niente bello. 



Per evitare rotture del cazzo hanno visto bene di lasciare un puntello, non sia mai che qualcuno poi ci si attacca e gli rimane in mano.


La parte dell'arte comunista dei tempi del regime è costituita principalmente da suppellettili di coccio, qui potete vedere un raffinatissimo soprammobile che rappresenta il popolo che porta in trionfo un'immagine di Baffone.


Poi serviti da te comunisti come se piovesse, giusto per far spregio alla Regina, nipote del cugino di Nicola il Sanguinario, fucilato e sciolto nell'acido.


Basta con le robe culturali, è lora di fare un giro in città.

Un giorno sulla Prospettiva Nevski per caso vi incontrai uno vestito da zebra.


La Prospettiva Nevski non ha bisogno di grandi spiegazioni, è la strada principale della città, voluta da Pietro il Grande fin dalla progettazione di San Pietroburgo, doveva correre dritta fino a Mosca, però dopo tre chilometri fa già una curva.
Su di essa ci sono negozi di tutti i tipi, dalle grandi firme, inavvicinabili come in tutto il mondo, all'alimentari più antico di tutta la Russia, in stile liberty, con all'interno niente di russo in vendita e un pianoforte che suona da solo. In mezzo a tutto questo ci sono negozi con lupi imbalsamati in vetrina.


E ristoranti come lo Stolovaya n 1, catena di mense proletarie dove mangiano i russi, pasti più che dignitosi per meno di 4 euro.


Anche Trip Advisor conferma.



Sia chiaro però che si paga col cash, le carte di credito capitaliste non sono accettate. Scusate per l'inconveniente, che si ripete in ognuno degli oltre 50 ristoranti sparsi per la città.


Se c'è una cosa che contraddistingue le strade russe questa è un preciso modello di automobile. Sto parlando della Lada 2101, anche conosciuta come Ziguli, dal nome delle colline vicine allo stabilimento di costruzione. In questa vacanza ho avuto modo di vederne alcune nel loro habitat naturale.


Queste macchine, in produzione da ormai 50 anni, sono in realtà nate in Italia, la Lada-Vaz ebbe la concessione per costruirle a Togliatti la Fiat 124, con le dovute modifiche per resistere alle devastate strade dell'ex URSS. In pratica le migliorarono nella struttura, e tutt'oggi ce ne sono una marea in circolazione. Sono le macchine di chi non può avere una macchina, e si compra un rudere per poche centinaia di euro per usarlo fino allo sfinimento, fino a che non muore. Esiste anche la versione familiare, ancora più brutta, ma spaziosissima. Dentro ci stanno anche un paio di maiali adulti.


Il sale buttato in strada per sciogliere la neve e la salsedine le lesionano a morte, devastando i fondi fino a farli scomparire. Ma loro continuano a viaggiare.


A volte poi vengono dimenticate ai lati delle strade e lì rimangono per sempre. Questi cimeli ormai stremati diventano veri e propri punti di riferimento, un po’ come i cadaveri degli alpinisti sull’Everest, che servono ai nuovi alpinisti per orientarsi. A volte queste Lada vengo allestite come veicoli pubblicitari di attività nelle vicinanze, in modo che possano rendere un ultimo, prezioso servizio al popolo.


La Ziguli è a tutti gli effetti una superstite del comunismo, non come la Trabant, auto popolare della Germania est. Se le Trabant oggi sopravvivono solo per i turisti, le Lada 2101 sono ancora sul pezzo e se la vedono brutta tutti i giorni, mantenendo solida la loro cellula di sopravvivenza nonostante l’aggressività della ruggine. Ne è un chiaro esempio l’esemplare con quale mi sono voluto ritrarre, protagonista di un frontale che ne ha accartocciato il muso ma non spostato il motore, compromettendone il funzionamento. È testimone di questo il parcheggio in regolare sosta. Qui c’è arrivata con le sue ruote; e appena necessario sarà pronta al prossimo utilizzo, come se niente fosse successo.


Chiudo questa dovuta parentesi dedicata alla macchina più emblematica della motorizzazione russa, perché è il momento di parlare di una delle cose più belle da fare a San Pietroburgo: andare per mercati. Ne esistono diversi, due di questi, i più importanti, li ho visitati e ci ho trovato roba incredibile.

Il primo è Aprashka, si trova in pieno centro ed è il mercato dove tutti i russi vanno a comprare di tutto. È il paradiso della contraffazione, e si trova solo roba nuova. Non è un mercatino delle pulci, qui si viene per rivestirsi, per comprare le sigarette o per prendere qualcosa da mangiare. Sono una serie di vecchi edifici ricoperti di insegne e cartelloni, le strade sono devastate e quando si scioglie la neve è meglio andarci con gli stivali. 

L'ingresso si presenta più o meno così:


I cartelloni con le signorine in atteggiamenti succinti sono molto frequenti, tanto che avevo pensato da qualche parte ci fossero dei locali con ragazze che praticano il mestiere, invece mi è stato spiegato che sono pubblicità di negozi di intimo.


Un venditore di colbacchi mi mostra un articolo con fare indifferente, mentre mangia mezza mela.


Si trova ogni tipo di abbigliamento, compreso quello per le donne incinte, messo in mostra su appositi manichini modificati con protesi in carta stagnola.


Il macellaio invece non ha un negozio nel mercato e ci viene col camion. Fa molto freddo, quindi non serve un camion frigorifero, uno normale va benissimo, e le bistecche son già tagliate quindi basta andare, chiedere e portare via. Sono appoggiate sul pianale, ma non c'è da preoccuparsi perché è stato pulito prima di mettercele, poi fa freddo e quindi i batteri non si propagano, in più prima di mangiarle vanno cotte, quindi non c'è nessun problema.


In fondo al mercato notiamo un negozio di giocattoli con fuori l'insegna della Lego, entriamo subito a dare un'occhiata.


Solo che all'interno c'è una profumeria.


Spesso i negozi in Russia sono così, fuori c'è scritto una cosa e poi dentro ce n'è un'altra, almeno nella prima stanza. Molti sono negozi comunicanti fra sé come dei micro centri commerciali, e nelle stanze accanto puoi trovare quello che cerchi, o quasi. Nel nostro caso nella stanza accanto c'era sì il Lego, ma tarocco, Le migliori e le peggiori imitazioni, che in europa trovi solo su internet, qui sono vendute nei negozi che fuori hanno l'insegna del Lego ufficiale.


Non costa NIENTE ed è bellissimo, soprattutto perché oltre alle migliori sottomarche cinesi, c'è anche l'introvabile LEGO RUSSO. Qui potete vedere una pistola di una marca che tradotta in italiano si chiama tipo MIGLIOR SPARATORE.


Si, è proprio come state pensando: l'ho comprata immediatamente, e la prima cosa che ho fatto quando son tornato a casa è stata montarla. Eccola qua, con tanto di pallottole e piedistallo:


Le dimensioni sono quelle di una pistola di piccole dimensioni, fa la sua porca figura anche quando si impugna:


Bene amici, per adesso è tutto, qui potete trovare la seconda puntata, dove vi parlerò di un altro mercato, quello di Udelnaya, incredibile per dimensioni e qualità della merce offerta, e del museo dell'esplorazione cosmica, oltre a un altro splendido Lego russo.

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