È già tempo di una nuova mostra al Centro per l'Arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, che riaprì al pubblico lo scorso ottobre dopo una lunghissima pausa. Esattamente come allora sono andato a vederla e qui di seguito potete leggere il mio reportage.

Una delle prime cose che che si trovano al centro della stanza è questo grattacielo che spicca da un mucchio di terra osservato da persone


In realtà non è così grande come sembra, è un grattacielino che sbuca da un mucchietto di sabbia osservato da personcine. Questo per farvi capire quanto l'arte può essere grande anche grazie alla prospettiva.


Se allarghiamo ancora scopriamo quattro crocifissi agli estremi dell'opera, che servirebbero per sostenere il filo che tiene a debita distanza i visitatori ma ad una prima occhiata danno al tutto un'atmosfera da scenario apocalittico, dove oltre a quella zona esistono solo disperazione, tombe e vampiri.


Un enorme, gigantesco quadro di rettangoli con un ellissi non molto preciso al centro, realizzato grazie alla destrutturazione di una massa smodata di pastelli a cera nelle tonalità vicine al marrone.


Un video che parla dei rischi e pericoli dell'andare in bicicletta senza mani contromano all'ora di punta in una città dal traffico problematico. L'arte è rischio e questo ne è un chiaro esempio, a patto che sulla bici ci fosse l'artista. Se invece sulla bici ci ha messo il ragazzo di bottega allora l'arte è furbizia.


Trittico di ecomostri incompiuti in Armenia




Per mostrarvi la prossima opera d'arte ho dovuto girare un video tanto sono grandi le sue dimensioni. Era presente anche alla mostra inaugurale dell'ottobre scorso ma, come succede solo a me e ai bambini delle elementari, avevo sbagliato a far partire il video e quindi non potei includerla nel post, sono stato molto felice di ritrovarla montata ancora adesso.
Si tratta di un tunnel che all'inizio è costruito con pareti di blocchetti in cemento e man mano che va avanti si trasforma in mattoni, poi pietre, poi legno finché non esci e ti rendi conto di essere passato dentro un albero. In pratica il processo inverso che parte dall'ecomostro visto poco prima e arriva alla natura. Nel video ho aggiunto un audio farlocco per diversi motivi, il primo è che si sentivano le voci delle persone che erano con me dentro all'opera, il secondo è un inutile tentativo di migliorare l'arte e il terzo e più importante è per coprire un mio smadonnamento causato dall'aver battuto la testa nel soffitto. E dire che sarà stata almeno la quarta volta che ci passavo.


Il ragazzo che vedete alla fine è Leandro, anche detto Illea, grande ballerino nonché fruitore di atre contemporanea che è venuto con me a vedere la mostra. Lo ritroveremo anche più avanti.

Opera d'arte fra le più pericolose mai realizzate è questo quadro in ferro con cannelli a gas, coltelli e bombola di gas.


I Coltelli sono veri, come sono veri e funzionanti i cannelli e di conseguenza la bombola del gas è piena. I rischi di taglio, ustione ed esplosione accentuano il concetto arte = sacrificio che questa volta è eventuale e nel caso tocca allo spettatore.


Il ferro è molto presente in questa parte della mostra, in quest'opera è usato per collegare insieme pezzi di vetro e di stoffa oltre a un avanzo di gesso. Grazie a questo prezioso elemento il tutto può essere appeso al muro e sembrare svolazzante, nonostante si tratti di comunissimo sudiciume.


L'opera, ammirata a debita distanza, riesce ad avere un'indiscutibile leggerezza. Se però la si guarda nel dettaglio si nota quanto le saldature facciano cacare. Magari allenarsi un po' prima su un pezzo di ferro vecchio avrebbe potuto aiutare. Ah ok, anche questo è ferro vecchio, allora va bene.


La mostra si chiama "dalla caverna alla luna" e questa è la caverna. Per la precisione è la caverna dell'antimateria e per realizzarla ci è stato chiuso dentro Pollock senza alcol e sigarette.


Ecco di nuovo Leandro, questa volta di fronte a dei leggii con su dei fogli con delle mosche disegnate insieme a delle matite. Forse credeva che l'opera fosse interattiva e ci è rimasto male, oppure stava solo guardando Jan Fabre fare lo scemo vestito da moscone nel video sullo schermo in fondo alla parete.


Poteva mancare un quadro tutto nero nel museo di arte contemporanea? No, e infatti non manca nemmeno questa volta.


Può sembrare che Leandro stia guardando il cazzo a questo signore, ma non è così. Sta interagendo a tutti gli effetti con l'opera.



È un uomo nudo di schiena appiccicato su uno specchio, quindi al massimo Illea gli stava guardando il culo, ma diciamo che stava interagendo con l'opera, che è meglio.



Illea cerca su internet come bisognerebbe essere fatti per poter interagire con un letto come questo:



Installazione di luci al neon che potrebbero sembrare due occhi sorridenti giapponesi ma grazie al trasformatore e ai cavi della corrente diventa un cazzo.



Questa è l'entrata di un'opera che all'interno è tutta gialla. Ci si può entrare dentro e indovinate chi c'è già andato?



Per entrare bisogna togliersi le scarpe e Leandro non ci pensa due volte a testare la superficie liscia del pavimento con qualche scivolata. Vi ricordo che lui è un ballerino e può fare queste cose mantenendo sempre la situazione sotto controllo, se ci avessi provato mi sarei rotto la testa nella parete, provocando anche un poderoso rintocco tipo campana in tutto il museo.




Visionata e provatq anche questa opera passiamo alla prossima, che è quella che dà l'altra metà del nome alla mostra. Quella che vedete qui sotto è la Luna:


Cioè, questa qui sopra è l'entrata della Luna, alla quale si accede da quegli oblò. E cosa c'è sulla luna? Palline di polistirolo come quelle della poltrona di Fantozzi, vedere per credere:


E che non le vuoi fare due scivolate sulla Luna? Quando ti ricapita? Il rimorso sarebbe troppo.


Forse è l'ora di portare via Illea da questo museo, a salutarci verso l'uscita c'è questa palla di copertoni.


Troneggia di fronte a noi come una luna nera, che secondo moltissime superstizioni è presagio della fine del mondo. Guarda caso però che qui al Pecci la fine del mondo c'è già stata. Pensate un po' come sono avanti.



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