Sono stato a Venezia e non potevo resistere al richiamo della Collezione Peggy Guggenheim, fra i più importanti musei italiani per quanto riguarda l'arte contemporanea europea e americana.
La residenza di Peggy diventò, insieme a tutto il suo contenuto, parte della Fondazione Benjamin Guggenheim, dopo che la signora aveva provato a sbolognare le sue croste opere al Comune di Venezia, che rifiutò.

Si entra dal giardino, dove si trovano le prime sculture. Queste tre statue raffiguranti persone con gravi patologie come testa a forma di lavandino, culo a punta e gambe appiccicate insieme (per citarne solo le meno gravi) sono di Henry Moore, artista molto noto nel mio capoluogo di provincia, dove dal '74 è ospitato in mezzo alla rotonda di piazza San Marco il suo famoso buco di culo.



Appena entrato trovo la donna dalle ovaie carnivore che si nutrono gli uomini.. Simpatica la rappresentazione delle tette che sembrano olive blu infilate con due stecchini nell'ovaia a mo' di Cocktail Martini. In capo ha un uccello che prova a mangiare la testa a una delle due vittime.


Non poteva mancare il mio amico Pollock nella casa della signora Guggenheim. È per la sua intercessione se da carpentiere è diventato artista, e prima di iniziare a rovesciare secchi di tinta sulla tela ha anche provato a fare qualcosa di comprensibile.
Ne è un chiaro esempio questo quadro che rappresenta una megera con naso e orecchie enormi che vomita un serpente.


Ceiprovava, ma più passava il tempo e più le linee andavano a farsi benedire. La testa sganasciata e l'occhio pallato del ritratto qui sotto sono un chiaro esempio della tangente che stava prendendo.


A questo punto forse Peggy si è resa conto che non era il caso di insistere più di tanto con il voler disegnare qualcosa di preciso, e ha spinto per portarlo sull'astrattismo puro. 

- Jack, guarda, tanto non ti riesce di disegnare le persone, non insistere, fai quello che ti viene di getto.

- Getto? Cazzo, non ci avevo mai pensato.

Ecco nascere le famose frittate di scaracchi delle quali ho parlato anche nel post sui musei di New York.
Quattro o cinque delle decine sparse per il mondo sono anche qui.


Sembra che per questa si sia ispirato a una fetta di soppressata.

Sempre nella sala Pollock ci sono anche pere di altri autori, tipo questo fungo atomico immerso nella sua atmosfera di morte. 


Proseguendo mi imbatto in una delicatissima tesata di un letto in argento battuto. Delicatissima nel senso che come la tocchi si sciupa, gli spessori del metallo sono veramente risibili, c'è da stare attenti perché altrimenti rimane attaccata al pigiama e si piega. 





Una natura morta di bucce di pannocchie


L'eterno dilemma delle sedie nei musei di arte contemporanea si pone di nuovo davanti a me. Sarà un'opera d'arte oppure una normale sedia? Nelle vicinanze non c'è nessun cartellino che l'attribuisca a qualche artista, ma preferisco non rischiare e riposarmi più avanti.


Alla donna con tette ascellari sono stati dedicati addirittura due quadri, uno mentre passeggia sul lungomare insieme a suo figlio e l'altro mentre sosta insieme dei bambini in una stanza. Sempre rigorosamente con le zinne di fuori, e nessuno le dice niente.



Una mucca vista da un'altra mucca sua amica che si droga peso.


Bottiglie su una mensola. È il vero titolo dell'opera, realismo allo stato puro.


Scarabocchi a matita su un foglio di merda che nemmeno stendo bene e si alza dopo che l'ho incorniciato. 


Una delle mie opere preferite, quello che potrebbe sembrare il classico quadro bianco che si trova spesso per i musei contemporanei nasconde tutt'altro.


Dei quadretti. La tela è un enorme foglio a quadretti.


Questa volta accanto al quadro c'è una breve spiegazione dell'opera, che ci spiega che quelli che vedete non sono quadretti, ma una rosa rivelata dalla semplicità dei mezzi dell'artista. UNA ROSA. Sono spiazzato, qualsiasi stronzata possa passarmi per la testa diventa inutile. 

Lì vicino due quadri che sembrano fatti coi cartoncini bristol. Mi torna in mente la scuola media, quando con questo materiale mi sforzavo di fare qualcosa che non fossero dei quadrati, altrimenti l'insegnante di educazione artistica mi prendeva a male parole davanti ai compagni di classe.


Con gli avanzi dei cartoncini bristol poi hanno fatto anche questo, perché l'arte non è spreco di tempo, figuriamoci di materiale.


Cinque mattonelle bianche su un muro bianco


Due pezzi di trave appoggiati per terra che in questo caso non sono ASSOLUTAMENTE utilizzabili come seduta. Anche se non succederebbe niente, nemmeno se ci si mettesse a sedere Adinolfi. Questa volta non ci sono dubbi che sia un'opera d'arte, sono nel mezzo della stanza.


Esco per andare nell'altra ala del museo e nel tragitto trovo questo pezzo di balaustra divelto e probabilmente portato qui dall'acqua alta. Se lo sono trovato una mattina e nessuno se l'è sentita di buttarlo via. 


Dall'altra parte, oltre al giardino c'è una mostra dedicata interamente a Tancredi, astrattista italiano che ha vissuto un periodo importante della sua vita a Venezia fra i giovani artisti aiutati da Peggy Guggenheim.
Anche lui ha realizzato diversi ritratti un po' incasinati, anche se mai quanto quelli di Pollock. Sembra più simile a Picasso, con i lineamenti smontati ma riconoscibili e gli occhi messi un po' a cazzo sulla faccia.



Ma anche lui è un astrattista, e benché possano essere incasinati da morire, i volti non sono il suo pane. Meglio gli scarabocchi, un po' più ordinati del suo predecessore, ma sempre scarabocchi.



Non passa molto tempo però che li abbandona in favore del suo vero marchio stilistico: i pallini e le virgole.



Che poi diventano palle


E a volte si mescolano a dei quadrati.



Se fai una foto mossa a un quadro di pallini verrebbe fuori una roba del genere:


Lui ha fatto direttamente il quadro di pallini mossi. Poi succede che a un certo punto si sposa con una norvegese e scopre che esiste anche il verde. Allora basta pallini.


Siamo all'ultimo periodo, dove i tanto amati pallini non hanno più l'esclusiva ma spesso tornano a farsi vivi sotto diverse forme, arricchiti di elementi esterni alla pittura appiccicati sul quadro, come i pezzi di giornale, che in tempi non sospetti gettano le basi per quello che in futuro sarà chiamato decoupage.


Con questi ultimi quadri si conclude la vita del povero Tancredi e la visita alla Collezione Peggy Guggenheim, particolarmente ricca di quell'astrattismo che da una parte non sopporto proprio ma da un'altra in qualche modo apprezzo. Se ascolto i discorsi che ci sono dietro la odio, ma visivamente spacca.
Vorrei un Pollock in casa? Sì, son quelle cose che stanno bene dappertutto, senza però stare a farci tanti discorsi sopra, perché per quanto può essere piacevole da guardare rimane sempre una frittata di scaracchi. 

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