È inverno, nevica un po' dappertutto. I terroni sono nel panico perché laggiù nevica una volta ogni tre generazioni e per questo motivo non comprano mai le gomme termiche alla macchina, tengono le catene nel bagagliaio, tanto non nevica mai. Poi succede che la sfortunata generazione che si trova ad aver a che fare con il gelo e il ghiaccio non sappia montare nemmeno quelle, l'ultimo che le sapeva montare in famiglia era il nonno, e adesso se gli rammenti le catene ti rammenta la prigionia di suo padre in tempo di guerra, quindi è tutto inutile.
Se sali un po' e vai a Roma non son messi molto meglio, io per nevicata del 2012 c'ero e ho visto cose che nemmeno se fai guidare dei babbuini. Era un venerdì, e iniziò a nevischiare che sarà stato mezzogiorno, dopo un'ora scoppiò la psicosi. Tutta Roma salì in macchina per andare a riprendere i figli da scuola pensando di avere l'intuizione giusta.

"Vado subito a prenderli, che dopo ci sarà un casino della madonna"

Altri pensarono di dover correre ad accaparrarsi più provviste possibili o sarebbe morto di fame e di freddo, altri ancora come me si misero in strada per tornare a casa sua, in un'altra città. Il Grande Raccordo Anulare, ispiratore delle più belle e profonde frasi attribuite a Venditti, in pochi minuti diventò un candido inferno, e la neve ancora non aveva attaccato all'asfalto. A dir la verità non ci attaccò mai, solo fuori dalle strade c'era un lieve strato bianco che a malapena riusciva a coprire l'erba, ma la strada rimase pressoché sempre transitabile.
Peccato che ormai tutti i romani avevano acceso i motori e il problema, a Roma, erano loro stessi, disadatti come nessun altro al mondo e impanicati da quella cosa che a vederla in televisione sembra in grado di isolare città intere.
Le notizie che arrivavano per radio parlavano di un blocco totale della città in ogni sua parte, erano passate tre ore e non avevamo fatto più di un chilometro. Prima di trovarsi a dover soccorrere impiegate che abbandonano la macchina in tangenziale per tornare a casa coi tacchi passando per i campi, decidemmo di tentare la fortuna e appena possibile prendemmo l'uscita per Roma Est, senza sapere che proprio là era l'epicentro della bufera.
Il casello era stranamente vuoto, lo prendemmo senza pensarci due volte e poco dopo arrivò il buio e la neve vera. Per cento chilometri fu peggio che andare in bicicletta a Trieste, considerato che nemmeno noi, proprio come i terroni, avevamo le termiche. Fu un rientro lungo, palloso e pericoloso con l'unica consolazione di essersi lasciati alle spalle la Città Eterna sull'orlo del congelamento. Cosa che se vogliamo la rende ancora più eterna, ma son quelle cose belle da vedere da lontano.
Non fu semplice, come non è stato per semplice per i terroni, e non lo è nemmeno per tutto quello che appare nelle foto che state per vedere. Niente comunque di paragonabile a una qualsiasi giornata di caldo afoso, perché mettetela come volete, col freddo posso coprirmi, ma col caldo al massimo posso spogliarmi, stare fermo per cercare di sudare un po' meno o ingegnarmi per andare a cercare il fresco.
Con la neve invece è sempre fresco, senza contare che gli inconvenienti da lei provocati sono molto divertenti, per non parlare di quante cose si possono fare quando nevica:









































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