Giusto un paio di giorni fa ho pubblicato un post dedicato a un gatto che si fa i Selfie da solo. Ecco, assomiglia veramente tanto a un altro gatto del quale mi sono preso cura per un certo periodo, e oggi voglio presentarvelo.


Veniva di sua spontanea volontà alla stanza dove esco con i miei amici (un vecchio garage riadattato a stanza polivalente per vari bisogni del tipo cene/feste/relax) e in poco tempo diventò, come sempre succede, padrone di tutto. Aveva una poltrona tutta sua, noi gli compravamo da mangiare e lui ci degnava delle sue attenzioni.
Gli avevamo dato anche un cognome, si chiamava Paglianti*, e la domanda "alla stanza c'era anche il Paglianti?" diventò di uso comune.


Solo che questo adorabile gattone grigio dalla testa enorme e gli occhi gialli e malinconici, nonostante fosse docile e tranquillo come un vecchio, aveva ancora tutte e due le palle, e quando iniziò la stagione degli amori fecero sentire forte la loro presenza.
Fisicamente era molto dotato, e per me fu facile immaginare che avrebbe dominato sugli altri gatti della zona diventando l'indiscusso ras del quartiere, ma mi sbagliavo. Iniziò ad arrivare alla stanza sempre sempre più malconcio. Prima zoppo, poi ferito, una sera non ce la faceva nemmeno ad alzarsi in piedi e il giorno dopo lo portai dal veterinario. Gli feci gli antibiotici per ristabilirlo e si riprese bene, poi dopo pochi giorni gli venne la febbre e una congiuntivite che gli fece diventare un occhio come un'arsella. Nel mentre continuava a fare a botte. Il veterinario mi disse di tenerlo al chiuso per qualche giorno, sarebbe bastato mettergli una lettiera e lui, prima di scoppiare, l'avrebbe fatta lì. "Sarebbe il primo gatto che la fa sul tappeto, se gliela metti", mi disse, e io ci credetti.
Ci credetti a tal punto che insieme alla mia ragazza decidemmo di portarlo a casa per una notte, perché poverino stava male e a lasciarlo da solo era un peccato. Quindi lo misi in un trasportino che dovetti avvolgere di scotch da pacchi per trattenere la sua ira e gli feci trascorrere la notte al caldo. Tanto c'è la lettiera, noi andiamo a dormire e domattina la puliamo. Cacò sul divano e pisciò dove poté. Che poi in verità non pisciò, ma segnò il territorio, che è ben peggio.  Fu il puzzo stesso a svegliarci, e ci abbiamo convissuto per tre settimane buone. La mattina stessa lo riportai a casa sua, passò il resto della convalescenza al freddo, la cuccia che gli preparai non la prese nemmeno in considerazione, ma guarì comunque e tornò a fare a botte appena le condizioni glielo permisero.


Già che non c'era portato, se poi combatteva quando ancora era debilitato dall'influenza potete facilmente immaginare il risultato. Una sera lo vidi tornare con mezza testa spellata, ma non sembrava curarsene e mangiava come un toro. Al veterinario ormai gli telefonavo e mi diceva cosa fare senza vederlo, tanto era palese che niente l'avrebbe ammazzato. La medicazione più difficoltosa era quella di una roba che gli dovevo infilare direttamente in gola con una siringa, col collirio andava già meglio mentre le iniezioni non le sentiva nemmeno, bastava fargliele mentre mangiava. Mentre mangiava avresti potuto anche tagliargli la coda.
La stagione degli amori passò e sono certo che non abbia trombato nemmeno una volta, arrivò la primavera e diventò un autobus per zecche. Gliene toglievo a sacchettate con le apposite pinze che comprai per evitare contagi derivanti dal sangue all'interno delle zecche stesse. Io lo volevo castrare per evitare un'altra stagione di violenza, ma i miei amici si opposero fermamente. Non vollero nemmeno quando gli feci presente che avrebbe preso l'AIDS, smontarono la mia teoria con un semplice "sicuramente ce l'ha già" e il dottore mi rassicurò dicendo che tanto ormai non avrebbe smesso di fare a botte nemmeno senza le palle. Certe abitudini non si eliminano facilmente.


Alla fine guarì completamente e, come tutti i gatti quando non sono in amore, iniziò ad ingrassare, ma nonostante questo il suo corpo non diventò mai proporzionato alla sua testa, che era la più grossa che abbia mai visto su un gatto.


Qualche mese prima ero stato a Istanbul e gli avevo comprato un fez, credo gli piacesse perché se glielo mettevo lo teneva, a meno che non avesse da mangiare.


In verità lo teneva quando dormiva, al massimo quando era appena sveglio.


Veniva sempre più spesso ora che i suoi impegni con le fiche erano diminuiti, ma poi un giorno, esattamente come tutti state immaginando, proprio come succede sempre nei film di animali buoni e scemi, non è più tornato.
Non mi ha dato il tempo di organizzarmi concretamente per la stagione degli amori successiva, dove forse l'avrei seguito per fare il cuggino più grande nella speranza di non vederlo ridotto a una svizzerina sanguinolente e febbricitante come il febbraio precedente. Chissà dove sarà adesso, quella testa di cazzo.


Dopo un po' che se ne era andato decisi di rendergli omaggio, e lo feci volare nello spazio su una tastiera per la pagina Facebook Cats on Syntesizer in Space. Fu molto apprezzato e ne feci delle altre che potete vedere qua sotto.





Quest'ultima l'ho fatta apposta per il mio desktop, ma se volete potete usarla anche per il vostro, il Paglianti ne sarebbe felice..

Insomma, la storia finisce qua, quest'estate saranno almeno un paio di anni che non ci onora più della sua presenza e, come abbiamo capito, non c'è nemmeno un suo erede a sostituirlo. Sì, lo so, è molto probabile che sia proprio morto, ma sono cose che non si prendono in considerazione finché non ce n'è la certezza, e poi si sa che i gatti a volte stanno via tanto tempo ma poi tornano. Quindi non rompete il cazzo, il mio amico testone è andato a farsi i selfie in America insieme ai suoi nuovi amici


* Devo fare una precisazione su una cosa che fino ad oggi avevo dato erroneamente per scontata. Il cognome Paglianti con il quale abbiamo battezzato il nostro gatto è un omaggio al popolare personaggio del Maestro Federico Maria Sardelli, che scriveva le sue mirabolanti avventure sul Vernacoliere.
Molti toscani non avranno faticato a trovare il collegamento, ma per tanti altri la cosa può non risultare così immediata, per questo ritengo giusto e doveroso rendere merito, anche se con qualche mese di ritardo, ad uno dei mie autori di satira preferiti.



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