Arriviamo a Tokyo da Takayama (QUI la puntata precedente) dopo 5 ore di viaggio, la metà del quale passata su un treno a gasolio con vetrate enormi fatte apposta per godere del paesaggio. È l'ultimo viaggio in treno della vacanza e scopro solo adesso che i controllori quando entrano nel vagone si inchinano, poi controllano il biglietto e si inchinano nuovamente quando escono, ringraziando tutti.
Alloggiamo a Shibuya in un monolocale di venti metri quadrati in pieno stile giapponese, con un cesso talmente piccolo che potrebbe essere trasformato in Auschwitz con una sola scoreggia. La zona è ottima per la posizione ma incasinatissima per la gente. In più è sabato e tutti gli adolescenti di Tokyo sono accorsi qui per sbronzarsi.
Ma casa nostra è in una zona tranquilla, siamo infatti nel bel mezzo della Love Hill, una collinetta subito dietro la stazione della metro piena di alberghi a ore. I giapponesi non hanno mai case grandi e spesso sono occupate da coinquilini o parenti, per questo, soprattutto i giovani, una volta imbroccato vengono qui per una bottarella. Gli alberghi sono il massimo della discrezione, infatti alla reception non c'è un uomo ma una macchinetta automatica. Chiunque può passare di qua senza lasciare la minima traccia di sé e farsi una bella chiavata su un materasso ad acqua a un prezzo modico.
Oltre agli alberghi a ore ci sono anche uffici dove puoi prenotare una ragazza per un po' di amore mercenario (da consumarsi, ovviamente, negli stessi alberghi a ore), e diversi sexy shop abbastanza laidi. Tutto qui sa di amore mordi e fuggi, anche i negozi di animali, che a una prima occhiata possono sembrare bordelli per cani e gatti.


Shibuya è l'unica zona del Giappone dove si vedono i mozziconi di sigaretta per terra. Sì perché in Giappone non si potrebbe fumare per strada, e non perché fumare fa male, ma perché fumare sporca. Infatti nella gran parte dei ristoranti è concesso, per le strade invece ci sono apposite aree fumatori e se vieni visto fumare al di fuori di queste la polizia ti fa la multa, a parte qui, perché la gente che passa è talmente tanta che non può essere controllata, e quindi fa come cazzo gli pare.
Per avere un'idea date un occhio all'incrocio di fronte alla stazione della metro, il più trafficato al mondo, in grado di farti sentire parte integrante di un formicaio
Insomma, posiamo le valigie e andiamo a fare un giro nel quartiere, appena usciti dalla Love Hill troviamo Pikachu. La serata promette bene.


Ma a parte questo sciroccato la gente è vestita normalmente, e le donne sono tutte sui tacchi anche se è palese che non ci sanno camminare. Nessuna giapponese ci rinuncia, anche se nessuna giapponese ci sa camminare. Se li mettono a tutte le ore del giorno e della notte e camminano con un'andatura che sembra gli abbiano sparato nella schiena, fanno una fatica immensa e se hanno un partner lo usano come stampella, sono la cosa più lontana dall'eleganza di questo mondo, però li portano ugualmente.

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Ci sono centri commerciali ovunque, nessuno con meno di sei piani, dentro a molti di questi si vende qualsiasi cosa, per esempio a Tokyu Hands inizi con la ferramenta al pian terreno, per poi passare alla cartoleria, prodotti per la casa, biciclette, generi alimentari del tipo troiai, accessori per animali dove puoi trovare museruole a becco di papero:


Torte per cani:


E poi gli animali veri. Questa tipa sta per portarsi a casa un criceto basito per soli 24 euro.


Nello sterminato mondo dei megastore c'è anche un mega Tower Records, dove al piano terra si sta esibendo una band che fa folk irlandese cantato in giapponese, in pratica una Guinness chiara senza schiuma.

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Soddisfatti per il bel concerto consideriamo il sabato sera concluso e ce ne andiamo verso il letto, ma sulla strada di casa vediamo un negozio che sembrerebbe di abiti usati, entriamo a vedere e dentro troviamo chiloom, bonghetti, pipe per crack, abbigliamento giamaicano. Da quello che sapevamo ci sono regole abbastanza rigide per quanto riguarda l'utilizzo di stupefacenti in Giappone, ma chi se ne frega, usciamo e mentre passiamo la soglia della porta incrociamo una macchina della polizia, che si ferma poco sopra ad aspettarci. Quando arriviamo da loro ci chiedono il passaporto, glielo diamo e ci fanno svuotare le tasche. Il loro imbarazzo è tangibile, anche se facciamo tutto quello che ci chiedono e siamo tranquillissimi, ma forse è proprio quest'ultima cosa a intimorirli. Dopo cinque minuti di spulciamento dei portafogli, dove hanno cercato la droga anche dietro al bancomat, gli invito a perquisirmi toccandomi, altrimenti non la finiamo più, e dopo avermi toccato si e no le braccia ci ringraziano e ci lasciano andare, rimettiamo le nostre cose e ci allontaniamo in mezzo a una selva di inchini e scuse che si perdono nella notte di Tokyo.
È l'ora di dormire, domani sarà una lunga giornata, ci incontreremo infatti con il Rondoni, giuda turistica e organizzatore di tour in Giappone che ci porterà in giro per Tokyo fino al limite della pazienza.
Qui era ancora felice per la scoperta dell'uscita primaverile degli Oreo al tè verde, ma alla sera ci avrebbe volentieri buttati sotto a un treno a causa dello tsunami di domande ininterrotto durato un giorno intero.


Insieme a lui c'è anche Roberto, che parla giapponese, e altri due amici al primo viaggio come noi. Ci incontriamo alla fermata di Harajuku, il quartiere dove, insieme a Shibuya, nascono le tendenze più folli del Giappone. È infatti in Takeshita street, la strada dello shopping immediatamente di fronte alla fermata della metro, che le ragazze hanno dato vita alle mode Ganguro, Yamanba, Lolita e molte altre al limite del TSO. Oggi non è più così semplice vederne in giro, ma qualche anno fa erano ovunque. La nostra proverbiale fortuna del turista però fa in modo che ne possiamo incontrare una:


Il ponte sul quale è fotografata questa Lolita era il punto di ritrovo domenicale di molte subculture del quartiere, oggi c'è solo lei, che irrimediabilmente nostalgica si sofferma qualche minuto prima di un solitario picnic nel parco.
Ma quelli che interessano a me fortunatamente ci sono ancora, ne ho la certezza. Si ritrovano tutte le domeniche dal dopoguerra nella piazza all'entrata dello Yoyogi Park, qualsiasi sia il clima, per praticare insieme la loro passione più grande: ballare Rock and Roll.
Rompo le palle talmente tanto al Rondoni che mi ci porta subito, ma è presto e ancora non ci sono, quindi facciamo un giro nel parco e troviamo una meravigliosa coreografia di ciclisti e ballerine del ventre.

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Sono felicissimi di farsi immortalare in questo loro momento di amicizia sportivo/culturale, poi proseguiamo fino al Meiji Temple, dove c'è una muraglia di barili di sake offerti in omaggio al tempio, che periodicamente viene sostituito con sake fresco. Non sia mai che le divinità se ne abbiano a male.
Finiamo il giro, vediamo un matrimonio tipico con il sacerdote che indossa delle scarpe che sembrano navi corazzate e poi torniamo a vedere se i Giapponesi Rockabilly sono arrivati. Non voglio esagerare, ma io sono in Giappone principalmente per loro, li vidi per la prima volta in Tokyo Ga di Wim Wenders e da allora sono diventato un fan sfegatato. 
Finalmente ci sono, ma ancora non ballano, sono nella fase in cui si fanno fotografare come bestie rare, e anche io ne approfitto.





Questa nuova leva mi dà la speranza che se anche dovessi tornare in Giappone tra vent'anni li troverò ancora li, come è sempre stato.


L'attesa si fa snervante, o più semplicemente cominciamo a romperci i coglioni, e quando ormai pensiamo che oggi non balleranno per qualche motivo incomprensibile agli occidentali, ecco che parte la musica. Mancano due minuti alle tre, e quella che stiamo ascoltando è la sigla dello spettacolo che inizierà alle tre in punto. 
Infatti, appena scoccata l'ora:

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Oggi ci sono due gang, e ognuna ha il suo impianto audio, la più numerosa ne ha uno più potente e mette un po' in ombra l'altra, che però ha più stile nel vestire. E ballano malissimo, lo so, ma è proprio per questo che gli voglio bene. Cioè, questa gente si ritrova qui alla domenica da decenni per il solo gusto di ballare, dopo aver lavorato per tutta la settimana a ritmi impensabili, dopo aver passato ore davanti allo specchio per dare vita a ciuffi monumentali che nemmeno il ballo più frenetico può scalfire, che consumano stivali in pelle come il pane a causa delle scivolate sull'asfalto e li rifasciano con il nastro isolante.


E poi siamo talmente lontani dall'America, sia geograficamente che culturalmente, che i canoni di bellezza per il ballo possono essere tranquillamente riscritti. Insomma, come si fa a non volergli bene?
Detto questo, sono consapevole che le foto rendono molto più merito al loro stile di ballo che non i video:


Lascio a malincuore i miei idoli nel pieno del ballo in questo assolato pomeriggio solo perché mi fanno notare che a Tokyo ci sono almeno un altro paio di cosette da vedere, e ci dirigiamo verso Odaiba, la baia di fronte a Tokyo. Ci andiamo con una linea metro soprelevata, e il Rondoni precisa prima che gli venga chiesto che NON è a levitazione magnetica. Tutti in Giappone sono convinti di trovarla ma non c'è, è in Cina ma non in qui. Questo è un treno con le gomme, che decidiamo di chiamare gommorotaia per sentirci comunque un po' nel futuro.
Arriviamo nella ultramoderna area dei divertimenti nel tardo pomeriggio e purtroppo l'Anime Japan, enorme convention dove poter ammirare i cosplayer nel loro habitat naturale, è già in chiusura. Ce lo fanno notare i mille omini disposti ovunque, tutti megafonati e pronti a dare la vita pur di dirigere il flusso di persone nella direzione giusta.


Su questa isola però c'è un'altra cosa imperdibile, e dopo aver fatto un giro negli immancabili mega centri commerciali che i giapponesi riescono a rendere sempre interessanti, tipo questo in stile italiano con tanto di cielo finto e strade chiamate "via fontana":


E una capatina alla concessionaria Toyota, grande come un padiglione del Motorshow, dove il Rondoni ha trovato la sua macchina ideale:


Andiamo a vedere il Gundam di 18 metri, cioè praticamente quello vero, date le dimensioni pari all'originale. Dentro potrebbe entrarci davvero il pilota, e all'imbrunire sembra diventare veramente un cartone animato.


Fatte un po' di foto ci voltiamo per andarcene verso la stazione e dietro di noi troviamo lui, intento a fotografare il suo Woody in miniatura con sullo sfondo il gigantesco Gundam. 



Materiale per masturbarsi almeno per almeno un mese intero. Sulla strada del ritorno passiamo davanti al palazzo della Fuji Television, che appena diventa buio si trasforma in un'astronave grazie a uno spettacolo di luci che immagini possa esistere solo al cinema, e invece esiste anche in Giappone. Quando è partita la musica di Blade Runenr a palla ho pensato che se si fosse staccato da terra e volato nel cielo non mi sarei per niente sorpreso. QUI per vedere il filmato di uno spettacolo, anche se non con la musica di Blade Runner.


Torniamo alla stazione per andarcene da Odaiba, ma non prima di aver salutato la finta statua della libertà posizionata di fronte a un ponte identico al Bay Bridge di San Francisco.


È ora di cena, e il Rondoni ha detto che deve portarci in un bel posto, noi gli crediamo e lo seguiamo fino a Roppongi, un quartiere pieno di locali famosi, ma uno più di tutti. È il Gonpachi, il locale dal quale Tarantino ha preso spunto per la scenografia della scena del ristorante in Kill Bill.


La giornata, nella quale abbiamo percorso forse cinquanta chilometri a piedi è conclusa, salutiamo il Rondoni che ormai ha le palle piene di noi e delle nostre domande e vorrebbe ucciderci, ma si premura di consigliarci il percorso migliore della metro per tornare a casa facendo trapelare il suo animo tenerondo.
Torniamo nel nostro loculo, con le finestre che si affacciano su due muri uno dei quali a venti centimetri di distanza, per riposare al meglio. C'è ancora tanta Tokyo da scoprire.

A presto per la puntata conclusiva del viaggio.

Ma prima delle doverose precisazioni sul Rondoni:

Marco Dondake Rondoni, nostra guida in questa giornata, fa della sua passione per il Giappone un mestiere, e organizza ormai da anni tour per la terra del Sol Levante che partono in tutte le stagioni dell'anno.
È anche fondatore del Karemaski, storico club di Arezzo nel quale ha creato insieme a Zlatan Cassettone il Trash Party, festa del cattivo gusto dove prende vita il suo alter ego, l'orsetto Tenerondo, che seleziona il peggio di un trentennio di musica e intrattiene il pubblico con le sue proverbiali doti di showman.
Il Trash Party è anche itinerante, e potreste trovarvelo nella vostra città quando meno ve lo aspettate, contattate il Rondoni per qualsiasi informazione, dite pure che vi mando io.

Qui per la puntata successiva

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