Siamo all'ultima puntata, (QUI la precedente) quella dove raccoglierò tutte le cazzate trovate a Tokyo e non solo rimaste fuori dagli altri post.

Come ho già detto, Tokyo è un agglomerato di centri commerciali immensi dove si trova di tutto, soprattutto le cazzate che speri di trovare in Giappone. Ed è all'Hakuhinkan di Ginza che ho sentito veramente realizzato il mio animo di bambinone. È il negozio di giocattoli che tutti vorremmo avere nella nostra città, o nella città più vicina al nostro paesino, o sulla montagna più vicina alla nostra fattoria, in qualsiasi modo a portata di mano. Appena entri ti rendi subito conto che sei in un posto diverso dal solito, qui non c'è il lego, e nemmeno le ultime minchiate di quella maiala di Peppa Pig, ci sono invece tutta una serie di giochi che ti fanno diventare immediatamente un bambino giapponese.
Per esempio il Sushi Transformer.


I buoni sono i Nigiri, i cattivi i Maki Roll, il megacattivo è uno di quelli ovali con dentro le uova di salmone, che adesso non ricordo come si chiama, le astronavi sono delle scodelle per la zuppa di miso per i cattivi e delle tazze di tè verde per i buoni. Su ogni scaffale dedicato a un giocattolo c'è poi uno schermo che manda in rotazione lo spot, tutti irresistibili, in grado di farti mettere mano al portafoglio seduta stante.



E questo non è l'unico, ci sono anche quelli dedicati al boss dei cattivila versione per il mercato estero sottotitolata in inglese e dei tutorial su come si trasformano i personaggi.

Insomma, alla fine:


Da quando ne ho uno in casa mi sento più sicuro. Basta premere il gambero e il riso si trasforma in robot in una frazione di secondo. Invidiatemi adesso, bastardi.

Poco più avanti si parla sempre di cibo, c'è infatti una macchinetta che frulla l'uovo ancora prima di romperlo. In pratica lo metti dentro a un apposito contenitore, che inserito nel meccanismo gira vorticosamente azionando la leva, e il risultato è che l'albume si mischia al tuorlo, poi lo bolli e ottieni una specie di uovo sodo che però è anche un po' frittata, da mangiare (credo) con del caramello. Insomma, per loro dovrebbe essere un dolce, almeno mi pare di aver capito.
Qui sotto lo spot, ancora mi sto chiedendo come ho potuto non la comprare.

   

Se c'è una cosa alla quale i giapponesi non riescono proprio a rinunciare è la schiuma della birra, è per questo che si sono inventati molteplici modi per renderla persistente nel bicchiere. C'è il vibratore, c'è poi chi si porta dietro una bomboletta di aria compressa e ogni tanto da una soffiata nella birra per farla schiumare (lo so, basterebbe una cannuccia), ci sono dei sottobicchieri che vibrano e la mantengono perenne, ma quello che ho preferito per praticità e semplicità è il bicchiere col grilletto, che quando viene schiacciato dà una bottarella in basso tramite un pistone e riforma la schiuma. Un regalo perfetto per gli amanti della birra.
Eccolo qui:



Ai piani superiori si alternano robot di ogni tipo, pistole che sparano macchine infuocate, cani finti che tremano come in preda crisi epilettiche e grandi classici tipo Gundam o Mazinga da assemblare con la pazienza di un certosino, dato che alcune parti sono sottili come capelli. E ovviamente, montagne di Totori:


Perlustriamo tutti i piani fino ad arrivare all'ultimo dove, come in ogni paradiso che si rispetti, si trova la cosa più bella, quella cosa che ti fa smettere di desiderare tutto, compreso il tornare a casa per rivedere amici e parenti e raccontare tutte le cazzate che hai visto. Si tratta di un'autopista a otto corsie


Solo 200 yen per giocare, praticamente il rapporto qualità prezzo migliore esistente al mondo. Potrei rimanere qui per un decennio intero, per la gioia di quel giapponese col corpetto colorato che sta dalla mattina alla sera a rimettere in pista macchinine cappottate.
In meno di un attimo i soldi sono nella gettoniera e comincio a giocare, al secondo giro sono già certo di avere il miglior tempo di giornata, al terzo il primo cappottamento, al quarto do una chance di popolarità al bambino nella foto, accettando una sfida da lui lanciatami inconsciamente. Lo aggancio, lo supero, prendo mezzo giro di vantaggio e ormai a gara vinta mi cappotto di nuovo, il giapponese mi rimette in strada, recupero di nuovo lo svantaggio e vinco. Una gara che si ricorderanno per del tempo, in quel cazzo di negozio di giocattoli. 
Prima di venire via scopro che ai bambini danno macchine meno potenti, ma questo non riuscirà a scalfire la mia soddisfazione nell'aver condotto una gara degna del Mansell dei tempi d'oro.

Questa era la terra promessa del giocattolo, il negozio che è diventato per me il punto di riferimento e che fortunatamente si trova a diecimila chilometri di distanza. Ma il centro commerciale per eccellenza, che fa scomparire i vari Daiso che vendono tutto a 100 Yen, è il Don Quijote. Presente in tutto il Giappone e in tutti i quartieri di Tokyo, al piano terra si presenta così:


Un'accozzaglia di cineserie accatastate su scaffali instabili, dove molto spesso si fatica a scambiarsi. Ma il Don Quijote è molto di più. Esteticamente orrendo proprio come appare in questa foto, ha al suo interno cose di grande valore socioculturale, tipo una linea di intimo di un pornodivo giapponese che però non era consentito fotografare. Mutande che costringono lo scroto a posizioni dolorose solo al pensiero pur di rendere illusoriamente decenti le dimensioni del pacco.
Allo stesso piano, insieme a maschere e parrucche di carnevale, si possono trovare detersivi e soprattutto generi alimentari. È infatti qui disponibile l'intera allegoria di gusti del KitKat assolutamente esclusivi per il Giappone.


Tè verde, cheescake e wasabi sono facilmente identificabili, gli altri non saprei. Uno forse è cherry, l'altra torta potrebbe essere torta di mele, quello viola boh. Uva? Mio Mini Pony? Incantevole Creamy? Non lo posso sapere perché non l'ho comprato, ho comprato invece cheescacke e wasabi, e sorprendentemente quello più schifoso è il cheescake che sa di formaggio marcio, il wasabi invece si riesce a mangiare, ma non è buono nemmeno quello. Il fatto è che NON sa di wasabi.

Ma gli snack in Giappone sono molti, a tal punto che questi possono essere considerati quelli convenzionali, senza dubbio molto più vicini ai nostri gusti. Quel tipo di troiai li abbiamo anche noi, non abbiamo invece, che ne so, le patatine all'avocado:


O tutta una gamma di molluschi essiccati da sgranocchiare quando il languorino ti colpisce a metà pomeriggio in ufficio


Ma la cosa più interessante fra tutti gli alimenti in vendita al Don Quijote è lo Spam. È una carne in scatola molto in voga nei paesi anglosassoni in tutto simile a una scatoletta per il gatto, l'ho incontrata spesso nei supermercati londinesi, e forse da qualche parte anche in Italia, ma non mi mai passato neanche lontanamente per la testa di comprarla.
In Giappone però la mangiano tipo sushi, con l'alga che lega il vomiticcio gelatinoso con il riso proprio come nell'originale, e questa conformazione fa si che quasi quasi... cioè, no. NO! È un troiaio di merda anche qui, lontani migliaia di chilometri dalla sua naturale collocazione, nonostante in Giappone si mangi sempre bene e si possa riuscire a mandare giù cose che a casa nostra non toccheresti mai, questo è troppo. Più volentieri mischierei calamari essiccati, KitKat al Mio Mini Pony e patatine all'avocado in un secchio e mangerei tutto insieme affogato nella Fanta all'uva, prima di toccare lo Spam.


Finito il tour culinario passiamo ai piani superiori, dove troviamo tutta una serie di cineserie a prezzi nemmeno troppo convenienti che comprendono abbigliamento, scarpe (principalmente ciabatte), bigiotteria, impianti stereo con casse che spruzzano acqua a tempo, e migliaia, ma forse decine di migliaia di articoli impossibili da ricordare. Quello però che non si scorda è l'evidente passione dei giapponesi per il fitness facciale.
Ci sono vari attrezzi per praticare questo sport, alcuni più semplici e altri più elaborati, cominciamo con la semplicità. Questo strano affare, che in un primo momento ho pensato potesse essere un simulatore di pompini, è in realtà un attrezzo per la ginnastica facciale, si mette in bocca e si inspira ed espira, muovendo la membrana in gomma come nell'azione raffigurata nei due piccoli cerchi in alto a destra.


Altri strumenti per praticare questo sport sono delle specie di bocche finte, che richiamano anche queste più all'attività sessuale che sportiva, che servono a rinforzare la mandibola (forse), o addirittura delle mascherine elastiche che coprono tutta la faccia, obbligando i muscoli a sforzi innaturali per poter compiere i normali movimenti. Ma lo strumento più avanzato tecnologicamente è questa sorta di listello con al centro un supporto che viene morso dallo sportivo, che con precisi movimenti della testa fa oscillare le due parti dando vita a un movimento che, secondo loro, fa bene a qualcosa. 
Per questa cazzata hanno scritturato Cristiano Ronaldo come testimonial, il che fa pensare che ci si un serio mercato dietro. Qui da noi queste cose le vende Mastrota nei momenti liberi fra una televendita di pentole e una di materassi.



Altra cosa alla quale i giapponesi tengono molto è la forma delle loro mani, ci sono infatti ovunque in vendita maniglie per il rafforzamento. La loro durezza è espressa in chilogrammi, ma se questo non bastasse viene anche coadiuvata dall'espressione del personaggio raffigurato sulla confezione.

10kg = signorina
20kg = tipa tosta
30kg = uomo vero
40kg = uomo vero messo a durissima prova



KG 70 = GORILLA (God's hand)


Continuo a girare per il piano, e a un certo punto vedo una tenda che separa il reparto comprendete qualsiasi cosa da uno dedicato a un preciso settore. Entro, e praticamente dietro c'è un sexy shop in piena regola.


La seconda foto potrebbe sembrare uno strumento per la ginnastica facciale, ma questa volta no, è decisamente qualcos'altro. 

C'è anche il banco prova per testare la vibrazione dei vibratori.


Anche qui i soliti video illustrativi, questo ci mostra come usare un massaggiatore vibrante per la topa, con una modella immobile in una una spaccata volante che se la fa massaggiare indossando un costume, con evidenti gemiti di dolore forse dovuti ai crampi.

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C'è poi in un espositore leggermente in disparte, ingiustamente offuscato dalla zona a luci rosse, il prodotto più demenziale del Don Quijotte, e quindi dell'universo. Trattasi di un semplice accendino ricaricabile a una presa USB, che viene però presentato dallo spot più stupido che abbia mai visto.
In un castello su un monte, in una nottata di pioggia, uno scienziato pazzo (giusto per non scadere negli stereotipi), sta lavorando alla creazione di un qualcosa di rivoluzionario. Il contenitore si apre, e da una vasca piena di metallo fuso salta fuori un idiota totale con le sembianze dell'accendino del futuro, che da vita a un balletto stupidissimo che neanche lo scemo del villaggio potrebbe concepire. Al grido di Jii! Jii! Jii! Gira trionfalmente tutto il mondo, si scopa le accendìne può bone, domina i mari, sconfigge guerrieri che brandiscono sigarette, devasta psicologicamente pacchetti di fiammiferi e accendini convenzionali e poi va a ricaricarsi a un computer. Appena riposato riparte a ballare e mostra la presa USB come un maniaco sessuale fa vedere il cazzo ai giardini. Sarà stato anche il contesto estremo di un negozio che non pone limiti alla demenzalità, ma quanto l'ho visto non son riuscito a trattenere le lacrime.


Ma dopo tutto questo infinito assortimento trash, cosa possiamo trovare all'ultimo piano?
Borse da 3000 euro l'una. All'ultimo piano ci sono accessori di alta moda, marchi prestigiosissimi, quello che si trova nelle vie più importanti dei centri storici di tutte le città del mondo, lo trovi anche all'ultimo piano del Don Quijote. 
Tutta roba assolutamente originale, custodita in scaffalature a vetro con cartellini dei prezzi che nemmeno al Bottegone della Calzatura.


Il Don Quijote è il massimo, il posto ideale per fare qualsiasi tipo di regalo, sia agli amici che a vostra madre. Visto questo, qualsiasi altro centro commerciale di Tokyo diventa interessante come una puntata di Uomini e Donne.

Usciamo da questo delirio e vediamo cos'altro c'è da vedere. Degno di nota è senza dubbio il quartiere di Akihabara, anche chiamato Electric City. Qui nel dopoguerra qui si c'era un mercato nero componenti di elettriche di ogni tipo, negli anni poi è diventato il più grande centro mondiale per la vendita di elettronica, ci sono i soliti immensi centri commerciali, mega sale giochi e piccoli negozi dove si vende anche l'usato e viene censurato il volto di Steve Jobs.


Ma qui, in questo quartiere, è nata anche (o meglio è stata fatta nascere) la girl band più grande del mondo. Sono le AKB48, e sono grandi nel senso che sono 60 (sessanta) elementi, che compaiono a girare su cartelloni e programmi televisivi per evidenti problemi di spazio. Ce n'è anche una con gli occhi storti, QUI il canale ufficiale se volete farvi una cultura su di loro.

Tutti i gruppi Japan-pop sono pubblicizzati con dei camion retroilluminati che girano senza sosta per i centri delle città e dei quartieri, sono enormi, niente a che vedere con le nostre vele. Prendiamo per esempio le 15 Navi, guardate che camion hanno noleggiato per fargli pubblicità:


Ecco, le 15 navi sono delle pischelle in confronto alle Strawberry Jam, per le quali affittano un bilico.


Per la strada vendono crepe ovunque, prima o poi cedi e ne prendi una. Sono enormi e le arrotolano tipo cono gelato, e spesso dentro c'è davvero anche il gelato. Magari insieme a una fetta di cheescake come in quella che ho preso io.


Non ho provato invece l'hamburger di spaghetti, e forse ho sbagliato.


Nelle giornate di sole si esce col cane, in Giappone. Cane che è quasi sempre di questa razza qui, e dentro un passeggino.


A Tokyo c'è uno dei mercati del pesce più grandi del mondo, in assoluto quello dove si vendono i tonni più pregiati. È visitabile anche per l'asta della mattina dove si battono i tonni più belli, ma c'è da presentarsi li alle 2.30 e aspettare tre ore per l'inizio delle contrattazioni. Noi ci siamo andati alle nove, quando ormai l'attività più frenetica è conclusa e i lavoratori si rilassano guardando i culi delle modelle da calendario facendo finta di guardare il baseball nel telefonino.


I giapponesi amano anche molto mangiare tedesco, e nel bel mezzo di Harajuku c'è questo ristorante che ti permette di fare un tuffo in Baviera e ritorno in pochi secondi. Ripeto, per chi si collegasse solo adesso, che il cibo in mostra sui tavoli e nelle immense vetrine di questo ristorante È ASSOLUTAMENTE TUTTO FINTO.

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Siamo alla fine del viaggio,  e per staccare dalla frenesia della città andiamo a Ueno, il quartiere del parco famoso per i ciliegi, che hanno iniziato la fioritura proprio in questi giorni (Adesso fate partire come colonna sonora questo video di un bravissimo musicista di strada che si esibisce qui).

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Un posto pacifico, dove addirittura ci sono anche i cestini della spazzatura in previsione del grosso afflusso di persone che si accamperanno per i tradizionali picnic. La vacanza è conclusa, e domani si riparte, le valigie non si chiuderanno mai a causa della mole di cazzate che superano il volume massimo consentito. La faccenda qui a Tokyo c'è un po' sfuggita di mano e per il viaggio saremo costretti a far passare almeno un bagaglio a mano in più, sperando nella clemenza della compagnia aerea.

Cosa c'è da dire adesso? Che ci torneremo? È probabile. Che non vogliamo tornare a casa? No, ci vogliamo tornare. Veniamo via volentieri, perché il Giappone è bellissimo, ma è anche un gran casino, soprattutto in questa città dove molte cose non sono come te le aspetti. Qui i giapponesi non sono timidi ed educati come te li immagini, anzi, per strada tirano dritto e se non ti sposti ti prendono a spallate, scatarrano per terra e tirano su di naso, il tutto dentro a un'indifferenza che vive alla luce del sole, perché sono tanti, troppi, ma nessuno conosce nessuno e allora chi se ne frega.
Sostanzialmente vengo via con soltanto un paio di curiosità alle quali non son riuscito a dare risposta. Com'è possibile che in un paese come il Giappone, dove per le strade tutto è ordinato, dove non si fuma perché poi si sporca per terra, dove i giardini e i parchi sono più puliti di un'ospedale, riescano a fare un casino del genere con la rete elettrica?


Cioè, non è proprio concepibile. Tutto questo è PERICOLOSO, oltre che un casino della madonna. I pali che sorreggono i cavi si piegano dal peso di tutto quel pandemonio di cavi che devono sopportare. No, Giappone, questa me la devi spiegare. E mi devi spiegare anche come mai nemmeno voi riuscite a far andare di pari passo la velocità dei corrimano delle scale mobili con gli scalini. Anche da voi vanno più forte, e io che son partito dall'Italia con la certezza che mi sarei potuto appoggiare col gomito senza ritrovarmi alla fine della scala semisdraiato come un idiota come ci rimango? Eh?
Su questo mi hai deluso, per il resto, davvero, complimentoni.


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