Max Loriga non ci sta, rivuole i marò a casa e mette la sua protesta in musica proprio come il grande Andrea Tosatto, grillino canterino che mesi fa cantò il suo dissenso per lo stesso motivo.
Va detto che musicalmente, il Loriga, è molto più formato rispetto al Tosatto, ma lo sarei anche io che non ho mai preso uno strumento in mano in vita mia.
Il video inizia con una conferenza dei due militari montata insieme a un po' di immagini di repertorio, poi tocca al pezzo che li reclama a casa. Il cantautore, affranto per la triste faccenda che non trova soluzione, canta con la rabbia a fior di pelle, testimoniata dall'espressione tirata nel momento in cui pronuncia "liberi i marò", poi nella seconda strofa divide la scena con un fighetto coi baffi da hipster che canta in un angolino aggrappato a una catena. Subito dopo compare anche una bionda e nella stessa inquadratura si capisce che sono in un porto, dove rimarranno fino alla fine.
Fra un'inquadratura del Loriga con gli occhiali storti e fighetto coi baffi da hipster aggrappato alla catena si arriva al ritornello, accattivante e in levare, al quale partecipa anche la bionda. "Liberi i marò", il fighetto coi baffi da hipster nel cantuccio attaccato alla catena, gli occhiali storti del Loriga, una passeggiatina sul molo, poi il trio riunito con la bionda che svela un abito tricolore. La sfuriata del refrain finisce, e si torna alle strofe, il tipo coi baffi nel cantuccio con la catena, gli occhiali storti del loriga, una passeggiata sul molo, "liberi i marò". Avanti così fino alla chiusura lasciata una a portaerei seguita da uno stuolo di incrociatori e fregate militari.

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I due interpreti principali vorrebbero forse essere una metafora stessa dei marò, abbracciati idealmente dalla bionda nel tricolore a sua volta metafora dell'Italia, come si premura di specificare a un utente che non aveva capito su youtube il titolare del canale che ha pubblicato il pezzo.
Ma è inutile cercare spiegazioni in un video che è un insieme di banalità raffazzonate per raggiungere l'obbiettivo di gridare "LIBERI I MARò1!!1!". Loro avevano voglia di urlare questa cosa e l'hanno fatto, ma se l'avessero fatto senza tutto questo contorno di nulla rinfiocchettato avrebbero sicuramente raggiunto un risultato migliore, perché magari urlandolo in una piazza qualche consenso lo avrebbero raccolto, adesso invece è già partito uno shitstorm di prese per il culo in grado di offuscare qualsiasi parere amichevole.
L'unica cosa che hanno azzeccato è l'Italia rappresentata da una bionda. L'Italia è irrimediabilmente una bionda, e anche se ogni tanto riesce a cambiare tinta poi arriva qualcuno che le rifà il colore.
Liberate quei cazzo di marò, vi prego, le canzoni di merda in loro onore stanno diventando troppe.

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