La Lady chiama, dopo aver aspettato in macchina la fine dell'interminabile sigla, il maranza col quale fa la rizzacazzi fin dall'inizio.
"Ciao, come sta il tuo bellissimo corpo?", lui le dice che non ha una lira e lei gli fa notare che è depresso. Ma la verità è che lui è della vergine. Poi arriva la sua ragazza che lo sgama e s'incazza, minaccia di lasciarlo ma lui, uomo vero, la fa tornare nei ranghi con il vecchio sistema "prendi questo e chetati".
La Signora fa shopping e da direttive alla segretaria per i suoi viaggi di merda, mentre Vitagliano la segue di nascosto a bordo della sua scandalosa Yamaha Fazer del '98. La sensazione di avere più corna di un corbello di lumache si fa sempre più forte.
La segretaria parla con un disgraziato pettinato come Nino D'angelo che prova a farle notare l'evidenza dei fatti: il suo ragazzo la sfrutta per scoparsi la ricca vedova, ma lei non sente seghe, e nemmeno ne fa al poverino che sembrerebbe averne tanto bisogno. Nel mentre in palestra (se così la vogliamo chiamare) si riflette su quanto siano complicate le donne, il personal trainer pettinato come uno scatizzolamerda espone a un siciliano quanto non le capisca, ed è subito il momento di ricominciare ad allenarsi.
Da qualche altra parte, la bionda con le puppe enormi, che è altra mezzo metro più di chiunque in questo film, incontra un ricco spasimante addirittura un metro più basso di lei. Costui, con la barba fatta in contropelo e l'espressione di una carpa, si dichiara e le chiede di fidanzarsi, ma la puppona fa la puritana, lo chiama amore e gli dice che è ancora presto, si devono conoscere meglio ma il giorno che lo inghiottirà con la sua mastodontica topa non tarderà più di tanto. A questo punto il taddeo sguaina la sua arma più forte: i regali. E l'amore della super tettuta cresce in maniera esponenziale a seconda del valore, fino a chiamarlo "topolino" e dargli un bacino sulla guancia prima di piantarlo lì a causa non meglio precisati impegni. È forse la rappresentazione di un'estorsione a un morto di fica più banalmente rappresentata di sempre.
Un altro burino chiama la Lady da Malibù. Sta prendendo forma una montagna fatta di rasponi che cresce a dismisura alle spalle della protagonista, con in vetta Vitagliano che si sega a due mani sul suo Fazer del '98, incitato dalla disperazione data dalla consapevolezza che la sua donna, ormai, la fa annusare anche al cane. E forse lo scopo di lei è proprio generare un turbine di onanismo più grande di quello che ruota intorno a Lisa Ann.
La guardia del corpo più esile della storia delle guardie del corpo si sveglia in un lussuoso albergo di Roma, legge il giornale giusto quell'attimo che serve per mostrare il paginone di fondo di Dolce & Gabbana e poi va a farsi un giro con un amico su una Mercedes cabriolet vecchia di vent'anni. Immagini random della città. La segretaria fa finta di lavorare. Il bodybuard confessa di essere un mammone del cazzo.
Il telefono della Lady squilla, è Vitagliano con le palle blu dalla rabbia e l'astinenza. Amore ti stavo pensando, Amore torni? Amore non posso sto lavorando. Amore lo so che ti piace divertirti. Amore ti prometto che torno presto (però ora lasciami qui che devo mostrare il culo ai passanti mentre faccio finta di guardare una chiesa).
Un selfie davanti ai lucchetti di merda attaccati a un ponte mentre il pensiero va alle solite considerazioni esistenziali del cazzo, e gnente, ci vediamo alla prossima. (cit.)



Anche questa settimana non dimenticate l'hashtag

#Loryabilitaicommenti

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