La propaganda politica è sempre stata infarcita di musica di merda, vogliamo pensare a Berlusconi? O al PD con "Lo Smacchiamo", lo spot musicale più sciagurato della storia della propaganda politica? Ma il M5S sotto certi aspetti si spinge oltre, perché le canzoni sono decine, praticamente una discografia di inni votivi che arrivano da ogni angolo della penisola per cantare la rivoluzione in atto. Tutti assolutamente inascoltabili e inguardabili.
Vien quasi da chiedersi come mai la gente (laggente) senta il bisogno di esternare in musica quello che ha dentro. Non esiste proprio un altro modo? Questa musica piace sul serio a qualcuno? Nel senso, esiste qualcuno oltre a quelli che l'hanno scritta che se la spara in casa mentre fa le faccende? Cercando di scacciare questa immagine con tutte le mie forze, passo a presentarvi le canzoni.

Iniziamo da quello che DOVREBBE essere l'inno ufficiale, pezzo rock incazzato con innesti rap al grido di "non siamo un partito non siamo una casta"



Fra gli ultimi arrivati c'è l'inno per le europee, un pop con gente che sbatte i pugni sul tavolo al ritmo di "sbatterò i miei pugni su quel tavolo".


"In Movimento" è la canzone di Giampaolo Gorgoglione, chitarrista dallo stile bacchettonissimo, probabilmente formatisi nei migliori oratori indossa un maglione ancora più brutto della sua canzone.



Felice Marra ci propone la ballata pop "Non riuscirete a rubarmi l'amore" Special Guest Elsa Fornero. 


"La Canzone a 5 Stelle" Testo Massimo Bugani, musica degli Anthera. Classico pezzo rock italico con schitarrate e cantato alla Ligabue tutto in rima baciata, commuove nel passaggio "Beppe Grillo ci ha indicato la via, acceso la luce ci ha dato energia". 



"La Fame Del Peccato", pezzo per chitarra e cantato a due di un eccentrico artista che firma il suo canale Youtube come Gaiagroove.  Green screen a palla e grafiche da arresto.



Di Nuovo un pezzo pop rock italico con chitarra del cazzo sempre uguale per "Muoviti Muoviti Revolution" di G.Ranco. Pezzo sottotitolato tutto in maiuscolo con monosillabi accentati, come si addice alla bravaggente.



"L'Urlo della Rete - Uno Vale Uno" di Leonardo Metalli. Questo Modena City Rambles dei poveri (che è tutto dire) mette al mondo una marcetta folk e definisce il suo pezzo "il primo vero inno del web" Apprezzabile anche la versione remix, ad opera dello stesso autore.
Grazie a Massimo che me l'ha segnalato qua in fondo al post.



Cominciamo con i fuoriclasse: questo similcaparezza ha un Grillo per la testa:



"L'onestà andrà di moda" è il pezzo scritto da Domenico Scali.
Tum tum cià, tum tum cià
- Gioca a Pes ma non firmare il MES - 
Tum tum cià, tum tum cià 
- Questa gente in segreto ci vuole tutti in debito, io voglio condividerlo perché il mio nome è Bond Eurobond -
Tum tum cià, tum tum cià 
E così via dicendo, una perla dietro l'altra.



"#VINCIAMONOI" di Alessandro Savino la butta sul groove per lanciare il suo messaggio. "In fondo al tunnel quella luce che tu vedi siamo noi" E se fosse un treno?


Ma veniamo al capolavoro, la ExKandescenze International di Gianni Tirelli produce questo video, testi di Tirelli - Galelli, riprese e montaggio Daniel Parretta.
Lo scippo a Personal Jesus dei Depeche Mode è palese quanto l'abbronzatura di un muratore a luglio, Gesù testimonial d'eccezione dei guerrieri pronti a morir per la patria.
Apoteosi nel momento in cui il messia rovescia una fila di tavoli incazzato come una biscia al grido di TUTTI A CASA.
Per chi avesse voglia di cantarla a squarciagola esiste anche la versione karaoke.


Oggi è la sera prima delle elezioni, domani questa gente voterà per eleggere dei parlamentari europei e chissà, forse qualcuno di loro è pure candidato.

Buonanotte Italia.

12/08/2010

Scopro e aggiorno immediatamente il post con la canzone di Andrea Tosatto, specialista in cover di canzoni di merda con i suoi testi riadattati, oltre che candidato capolista al senato per il M5S.
Ideato da Paola Masetti, il TG5STELLE con sottofondo di "Sono Solo Canzonette" di Bennato è un TG dove l'autore del testo di "satira politica" ironizza sulle larghe intese grazie a una delle migliori sequenze di luoghi comuni e frasi fatte mai concepite dallaggente.



Autore anche di IL MARÒ NON C'È PIÙ.

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