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Russi, armati e pericolosi

La passione per le armi contagia anche i russi, che ne sono attratti soprattutto in giovane età. Lo sfoggiarle, mescolato al nonsense che li contraddistingue, genera un'immagine talmente assurda da meritare una visione globale della cosa. Ecco quindi per voi le migliori foto di russi armati che sono riuscito a trovare in rete.


























Delfino drogato


La curiosità ha ormai lasciato spazio all'abitudine.
Darwinite a New York - i musei di arte moderna e contemporanea

Sono stato a New York, e come sempre quando vado nelle grandi città amo visitare i musei d'arte moderna e contemporanea, ma non perché sono appassionato, perché mi fanno ridere. Con questo non intendo disprezzarla, sono l'ultima persona in grado di dare un giudizio competente su un'opera d'arte di qualsiasi tipo, semplicemente trovo un secchio pieno di cozze una cosa divertente, almeno quando si trova in un museo. Fosse stato accanto alla porta di servizio di un ristorante, no, non avrebbe suscitato in me nessun tipo di ilarità, ma siccome il MOMA l'ha addirittura messo nelle locandine che trovi in giro per la città, allora sì, devo assolutamente farci una scappata.

Vi illustrerò il mio percorso con lo stesso sistema col quale rendo partecipi i miei amici, ai quali invio foto con brevi commenti o titoli alternativi a quelli delle opere d'arte, che non conosco quasi mai. Una specie di vacanza intelligente nella quale riesco a calarmi perfettamente grazie alla mia ignoranza in materia. Preparatevi, sarà un post lungo.

Il primo museo che ho visitato è stato il Guggenheim, che a New York è tondo con una rampa che sale a spirale fino in cima, ogni tanto si aprono delle stanze dove ci sono varie cose più o meno carine, ve ne mostro un po'.

Subito all'entrata trovo questa cosa, che non è il giaciglio di un bambino povero, ma una vera opera d'arte. Si riconosce perché la fotografano tutti.


Inizio la salita della rampa e mi trovo subito di fronte a quella che sembrerebbe essere l'esposizione temporanea principale. Una serie di sculture che sembrano fatte col Das, rappresentano un po' tutto quello che vi viene in mente e sono ancora da verniciare. Vi mostro un po' di esempi:

Un bambino in un catino e una sciagura aerea


Un semplicissimo filone di pane


Un po' di Das rappallato, azzardatamente chiamato "il Big Bang"


Entrando nelle varie stanze che si aprono ai piani si trovano esposizioni molto varie delle quali non so dirvi il nome di nessuno degli autori, in una delle prime però c'era questo dipinto con un cavallo che sembra avere una enorme fica fra le gambe davanti.


Proseguendo si trovano questi quadri, che possono sembrare le classiche cornici con niente dentro che evidenziano porzioni di muro presenti in quasi tutti i musei di arte contemporanea, ma in realtà al loro interno hanno dei disegni veramente molto sbiaditi. Potete vederne uno nel cerchio rosso, che non fa parte dell'opera, ce l'ho messo io per darvi un'indizio.


Quattro statuine di donna bianche, schierate a rombo su un piedistallo bianco in una stanza bianca con un guardiano nero che sembra guardarsi bene dall'avvicinarle.


Adesso un po' di colore, con l'esposizione di un intero catalogo di carte da parati psichedeliche.


Un giapponese che aspetta invano di essere fotografato da un quadro ha formato per un'istante un'opera d'arte nell'opera d'arte.


Scoprire di non essere l'unico a grattarsi la testa mi da un po' di sollievo. Ma alla fine non ne ho bisogno, io qui ci sto proprio bene anche se non ci capisco un cazzo.


Finisce qui la mia visita al Guggenheim, o meglio, finisce il reportage perché questo è il più piccolo dei musei che ho visto e altrimenti questo post rischia di non arrivare a una conclusione.

Il prossimo museo che andrò a presentarvi è il famoso Whitney, dove si trovano stabilmente i quadri di Edward Hopper, che però adesso sono a Bologna.

Entriamo e un ascensore ci porta al primo piano, dove troviamo la sala espositiva senza colonne più grande di New York, che per l'occasione è occupata dalla Land Art. In pratica una cinquantina di metri di foto di sassi


Questo sotto sono io mentre cerco di carpire da vicino tutta la bellezza dei sassi.


Ai piani superiori la storia è ben diversa, basta guardare il quadro qua sotto che rappresenta la disperazione di un trans che vede morire il suo marinaio mentre dietro quasi si chiava. Da notare il volto del Duce sul giornale strappato nell'angolo in basso a sinistra. (IL DVCIE A SINISTRA SACRILEGIO HANOI)


Quest'altro quadro invece si chiama "l'uomo che prova ad affogare una donna ma non ci riesce perché è sorretta dalla forza delle colombe illuminate da Gesù".


Qui siamo davanti a un altro tipo di arte visiva, in una stanza completamente buia c'è una specie di enorme letto nero, ti ci sdrai sopra e guardando il soffitto vedi addirittura le stelle, con tanto di cornicione anch'esso proiettato. L'istallazione serve a scoprire chi la spunta fra il sonno e la noia, con me ha vinto la seconda ma non posso affermare di far parte della maggioranza.


Appena sotto avete il piacere di ammirare la famosissima "rissa fra ciechi al bagno Aurora", dove una famigliola si gode lo spettacolo noncurante della possibilità di ricevere una randellata nei denti.


Finalmente, dopo ormai diverse visite nei musei di arte contemporanea, ho l'onore di trovarmi davanti a una delle famose frittate di scaracchi del grande Jackson Pollock. Un'emozione unica che condivido con il vecchio davanti a me, abbacinato da questa esplosione di colori identica in tutto e per tutto a quella di un cencio per asciugare i pennelli di un imbianchino, con la differenza che questo cencio non ha prezzo.


La visita al Whitney sta per finire, una delle ultime opere che ci troviamo davanti è un triangolo bianco su uno sfondo nero, se ci metti una persona sotto la indica come fanno tutti i triangoli.


Ce ne andiamo consapevoli che manca ancora uno dei più grandi musei di arte moderna al mondo, un serbatoio di opere immense tipo il secchio di cozze che vi dicevo all'inizio. Bene, è il momento di andare al MOMA.

La prima cosa che mi trovo davanti è questo libro con scritti una serie di numeri. Sono un milione di anni passati e un milione di anni futuri, ma l'opera d'arte non è finita qui, c'è infatti anche un altoparlante sul piedistallo, dal quale esce una voce che legge TUTTI gli anni presenti sul testo. E non è una voce automatica tipo quelle che dicono gli orari dei treni, è una voce vera. Un gruppo di persone hanno letto ad alta voce DUE MILIONI DI ANNI, che sono racchiusi in dieci cd a completamento dell'opera.


Su una parete poco distante c'è un disegno con delle persone in silouette che fanno alcune cose, tipo strozzare anatre, spompinarsi e sparare figli dalla topa come cartucce. Le dimensioni sono enormi, questi sono solo tre dettagli.


Un po' di cartoline di Venezia, di quelle merdose con grafiche anni '90, che fin da subito si rivelarono orribili senza bisogno di pensarci su due volte. Quante volte abbiamo sentito dire a qualcuno "io Venezia l'ho vista solo in cartolina", ecco, probabilmente si tratta di queste cartoline qua, che fanno venire voglia di tutto meno che di andare davvero nei posti. Oggi sono un'opera d'arte.


Tutta la bellezza della barriera New Jersey a due passi dal New Jersey


Bionda dark che guarda dei quadri in bianco e nero. I colori non l'avranno mai.


Pochi passi e incontro il mio amico Jackson Pollock nell'atto di voler far credere di dirigere il getto di pittura in un preciso punto del quadro


Qui Pollock è di casa, c'è anche tutto il suo primo periodo dove ancora è possibile riconoscere qualcosa di grossolanamente definito nei suoi quadri. Una ragazza coglie l'occasione per prendere degli appunti, e la capisco, qui almeno ci son due teste e un occhio.


Quello che però affascina di più il pubblico sono le frittate di scaracchi, qui presenti in dimensioni spropositate. Ho visto coi miei occhi una persona indicare un punto preciso del quadro a un'altra, come se ci fosse veramente una qualche differenza in tutto quel troiaio, ed era serio.


Attenzione, il quadro qua sotto è molto meno famoso del precedente, nonostante lo scialo di vernice in alcuni punti raggiunga i due centimetri di spessore. Forse quel giorno era particolarmente ispirato.


Dopo Pollock è il turno di una mostra di scatoloni da montare.


Camminando al suo interno si trovano altre opere d'arte e guardiani di gran lunga più belli di queste.


Un capo indiano guarda un quadro accanto a un paio di Ray Ban, simbolo del giramento di palle arrecato a queste popolazioni da gente piena di velleità artistiche


Barbie Paralitica fissa un green screen dove ancora non è stata sovrapposta nessuna immagine. Bella merda, dirà fra di sé, ma è su un piedistallo altissimo per le sue dimensioni ed essendo disabile è costretta a sorbirsi quel rettangolo verde.


Finita l'esposizione di scatoloni proseguo il mio cammino nel museo e vengo attratto da questo quadro di donnine con e senza puppe, tutte con fronte altissima.


Questo accrocchio è un'opera d'arte grande quanto una stanza, fatta di tubolari di ferro e pannelli di plexiglass, un motorino che li fa girare e proiettori che proiettano. Le parti esterne possono sembrare panchine ma se provi a sederti s'incazzano. Telecamere ovunque riprendono cose che non si capiscono. Passi da qui, la guardi trenta secondi poi ti rompi il cazzo e vai oltre, anche perché non ti puoi mettere a sedere da nessuna parte e i piedi cominciano a fare male.


L'arte di svaligiare le discariche per fare l'arte.


Uno dei miei preferiti: il generale col sigaro 3D


Passiamo adesso all'ala del museo dedicata all'arte moderna. È enorme e ci sono quadri fra i più celebri del mondo, uno fra tutti i famosissimi "Tegami di Avignone" di Picasso.


Davanti al quadro c'è una vera e propria ressa, e succede per tutti i quadri di Picasso, come per quelli di Van Gogh.


E io non capisco perché, soprattutto quando lì accanto c'è un capolavoro come "il pasto inaspettato", Ma niente, non lo guardava nessuno.


Alla gente piacciono i fustini del Dixan con le puppe. Vai a capirci qualcosa.


Questo per farvi capire l'andazzo, in quest'area ci sono tutti quadri che già conoscete, meglio tornare al contemporaneo.
Ecco a voi la cazzuola nella roccia, chi la estrae passa da muratore a geometra del comune.


Ed infine, cari amici, ecco a voi il famoso secchio di cozze del quale vi parlavo all'inizio del post. È una pentola, mi ricordavo male, ma poco importa. Forse è un inno all'impepata, un omaggio al nostro paese che così lontano da casa quasi mi commuove.


Forse no, non è un omaggio all'impepata. Altrimenti non si spiegano questi quadri dello stesso autore sempre fatti con le cozze. O forse sono enormi vassoi di cozze divorate a qualche sagra di paese?


Non lo so, ma si è fatta l'ora di andare, ho visto veramente tanta arte oggi. Non posso però non notare un'altra pentola di cozze in una teca di vetro.


Ora che ci penso a me le cozze fanno pure schifo. Basta cozze, e basta musei di arte contemporanea per questa vacanza, ho già così tante cose da raccontare che quando tornerò a casa sembrerò un professore.
Ma alla fine cos'è l'arte? Eh? E queste domande vaghe sull'arte, alle quali si possono dare mille risposte in grado di dare un senso tutto quello che abbiamo appena visto, servono veramente? 
Ma senza i discorsi esisterebbero le opere d'arte? 
Guardare un secchio di cozze senza sapere una sega nulla di chi l'ha fatto può essere piacevole come guardare un quadro di Caravaggio senza sapere chi cazzo sia? 
Caravaggio era più bravo di quello che ha riempito un secchio di cozze? Sicuramente.