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Il TG4 dice che Assassin's Creed è un simulatore di attacchi dell'ISIS

Fa già abbastanza ridere la sola cosa che il nome della trasmissione sia l'acronimo di TeleGiornale, ma loro non perdono occasione per farci capire quanto questo rotocalco di disgrazie sia un lurido contenitore di cazzate sparate a caso.

L'edizione è quella delle 19 del 19 maggio, e durante un servizio che parla dell'arresto di due fratelli per apologia di terrorismo a un certo punto arriva il materiale reperito nel computer del primo. Dentro c'era, ovviamente, un generico "di tutto", ma la cosa più importante è il suo videogioco preferito, progettato e venduto espressamente per simulare l'attacco del Louvre di Parigi. Immagino che adesso le indagini della Polizia di Stato si sposteranno nella sede della Ubisoft, dove verranno arrestati tutti per aver contribuito a rendere possibile i sanguinosi attacchi degli ultimi tempi.

Nel podcast della puntata che trovate al link qui sopra il pezzo è stato tagliato ma poco conta, perché chi guarda questi surrogati di informazione internet non sa nemmeno che esiste. Toglierlo è solo un vile tentativo di farsi prendere per il culo il meno possibile, perché la loro missione è comunque compiuta. Gli ottantenni terrorizzati dagli attacchi dell'ISIS, che notoriamente affollano gli stadi per i concerti, oggi saranno certi che fra le armi dei terroristi esistono anche dei simulatori di terrorismo che funzionano con quelle diavolerie che tutti i loro nipoti hanno in casa, se non in tasca.

Un lavoro lento e costante che li colloca sotto la voce "terrorismo" esattamente come le persone delle quali parlano, anche se la loro specialità è quello psicologico.


Qui sotto una versione caricata su Facebook, le metto tutte e due perché probabilmente spariranno presto per motivi di copyright.

La rabbia e lo sfogo di un passante

A volte ce l'hai col mondo, sei talmente incazzato che per sfogarti va bene tutto, anche un automobilista che si ferma regolarmente all'incrocio. Purtroppo però la breve durata dell'attraversamento della strada non basta a buttare fuori tutta l'incazzatura che hai in corpo, per fortuna che c'è il palo del semaforo a rimettere a posto le cose.

Reportage di Darwinite alla nuova mostra del Museo Pecci "Dalla caverna alla luna"

È già tempo di una nuova mostra al Centro per l'Arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, che riaprì al pubblico lo scorso ottobre dopo una lunghissima pausa. Esattamente come allora sono andato a vederla e qui di seguito potete leggere il mio reportage.

Una delle prime cose che che si trovano al centro della stanza è questo grattacielo che spicca da un mucchio di terra osservato da persone


In realtà non è così grande come sembra, è un grattacielino che sbuca da un mucchietto di sabbia osservato da personcine. Questo per farvi capire quanto l'arte può essere grande anche grazie alla prospettiva.


Se allarghiamo ancora scopriamo quattro crocifissi agli estremi dell'opera, che servirebbero per sostenere il filo che tiene a debita distanza i visitatori ma ad una prima occhiata danno al tutto un'atmosfera da scenario apocalittico, dove oltre a quella zona esistono solo disperazione, tombe e vampiri.


Un enorme, gigantesco quadro di rettangoli con un ellissi non molto preciso al centro, realizzato grazie alla destrutturazione di una massa smodata di pastelli a cera nelle tonalità vicine al marrone.


Un video che parla dei rischi e pericoli dell'andare in bicicletta senza mani contromano all'ora di punta in una città dal traffico problematico. L'arte è rischio e questo ne è un chiaro esempio, a patto che sulla bici ci fosse l'artista. Se invece sulla bici ci ha messo il ragazzo di bottega allora l'arte è furbizia.


Trittico di ecomostri incompiuti in Armenia




Per mostrarvi la prossima opera d'arte ho dovuto girare un video tanto sono grandi le sue dimensioni. Era presente anche alla mostra inaugurale dell'ottobre scorso ma, come succede solo a me e ai bambini delle elementari, avevo sbagliato a far partire il video e quindi non potei includerla nel post, sono stato molto felice di ritrovarla montata ancora adesso.
Si tratta di un tunnel che all'inizio è costruito con pareti di blocchetti in cemento e man mano che va avanti si trasforma in mattoni, poi pietre, poi legno finché non esci e ti rendi conto di essere passato dentro un albero. In pratica il processo inverso che parte dall'ecomostro visto poco prima e arriva alla natura. Nel video ho aggiunto un audio farlocco per diversi motivi, il primo è che si sentivano le voci delle persone che erano con me dentro all'opera, il secondo è un inutile tentativo di migliorare l'arte e il terzo e più importante è per coprire un mio smadonnamento causato dall'aver battuto la testa nel soffitto. E dire che sarà stata almeno la quarta volta che ci passavo.


Il ragazzo che vedete alla fine è Leandro, anche detto Illea, grande ballerino nonché fruitore di atre contemporanea che è venuto con me a vedere la mostra. Lo ritroveremo anche più avanti.

Opera d'arte fra le più pericolose mai realizzate è questo quadro in ferro con cannelli a gas, coltelli e bombola di gas.


I Coltelli sono veri, come sono veri e funzionanti i cannelli e di conseguenza la bombola del gas è piena. I rischi di taglio, ustione ed esplosione accentuano il concetto arte = sacrificio che questa volta è eventuale e nel caso tocca allo spettatore.


Il ferro è molto presente in questa parte della mostra, in quest'opera è usato per collegare insieme pezzi di vetro e di stoffa oltre a un avanzo di gesso. Grazie a questo prezioso elemento il tutto può essere appeso al muro e sembrare svolazzante, nonostante si tratti di comunissimo sudiciume.


L'opera, ammirata a debita distanza, riesce ad avere un'indiscutibile leggerezza. Se però la si guarda nel dettaglio si nota quanto le saldature facciano cacare. Magari allenarsi un po' prima su un pezzo di ferro vecchio avrebbe potuto aiutare. Ah ok, anche questo è ferro vecchio, allora va bene.


La mostra si chiama "dalla caverna alla luna" e questa è la caverna. Per la precisione è la caverna dell'antimateria e per realizzarla ci è stato chiuso dentro Pollock senza alcol e sigarette.


Ecco di nuovo Leandro, questa volta di fronte a dei leggii con su dei fogli con delle mosche disegnate insieme a delle matite. Forse credeva che l'opera fosse interattiva e ci è rimasto male, oppure stava solo guardando Jan Fabre fare lo scemo vestito da moscone nel video sullo schermo in fondo alla parete.


Poteva mancare un quadro tutto nero nel museo di arte contemporanea? No, e infatti non manca nemmeno questa volta.


Può sembrare che Leandro stia guardando il cazzo a questo signore, ma non è così. Sta interagendo a tutti gli effetti con l'opera.



È un uomo nudo di schiena appiccicato su uno specchio, quindi al massimo Illea gli stava guardando il culo, ma diciamo che stava interagendo con l'opera, che è meglio.



Illea cerca su internet come bisognerebbe essere fatti per poter interagire con un letto come questo:



Installazione di luci al neon che potrebbero sembrare due occhi sorridenti giapponesi ma grazie al trasformatore e ai cavi della corrente diventa un cazzo.



Questa è l'entrata di un'opera che all'interno è tutta gialla. Ci si può entrare dentro e indovinate chi c'è già andato?



Per entrare bisogna togliersi le scarpe e Leandro non ci pensa due volte a testare la superficie liscia del pavimento con qualche scivolata. Vi ricordo che lui è un ballerino e può fare queste cose mantenendo sempre la situazione sotto controllo, se ci avessi provato mi sarei rotto la testa nella parete, provocando anche un poderoso rintocco tipo campana in tutto il museo.




Visionata e provatq anche questa opera passiamo alla prossima, che è quella che dà l'altra metà del nome alla mostra. Quella che vedete qui sotto è la Luna:


Cioè, questa qui sopra è l'entrata della Luna, alla quale si accede da quegli oblò. E cosa c'è sulla luna? Palline di polistirolo come quelle della poltrona di Fantozzi, vedere per credere:


E che non le vuoi fare due scivolate sulla Luna? Quando ti ricapita? Il rimorso sarebbe troppo.


Forse è l'ora di portare via Illea da questo museo, a salutarci verso l'uscita c'è questa palla di copertoni.


Troneggia di fronte a noi come una luna nera, che secondo moltissime superstizioni è presagio della fine del mondo. Guarda caso però che qui al Pecci la fine del mondo c'è già stata. Pensate un po' come sono avanti.